TRENTO. Già il cambio di lavoro, a seguito del licenziamento, è prova di una evidente alterazione delle abitudini di vita della vittima. È quanto rileva il gip Marco Tamburrino, confermando la misura cautelare del divieto di avvicinamento per il medico, titolare di una clinica privata, accusato di stalking nei confronti di una ex collaboratrice. La misura era stata chiesta dalla procura a seguito dei ripetuti atti persecutori che da un anno circa hanno causato alla vittima attacchi di panico.

C’era stato anche il licenziamento, che il giudice del lavoro ha valutato «discriminatorio», perché «adottato solo in relazione alla scelta della donna, nel suo esercizio del suo diritto all’autodeterminazione affettiva e sessuale, di non condividere lo stesso interesse sentimentale». Parole granitiche, riportate nella sentenza del febbraio scorso, indicative del contesto in cui si sono svolti i fatti.

Il medico nega le accuse: ha impugnato la decisione di primo grado e, riguardo allo stalking, spiega che non c’è alcun secondo fine nelle sue attenzioni, ma si tratta solo di gentilezze nei confronti di un’ ex collaboratrice. Alla donna, che per un periodo era stata suo “braccio destro” in clinica, l’indagato avrebbe fatto complimenti e battute galanti e le ha pure organizzato una festa di compleanno a sorpresa, con un regalo-shock: una collana del valore di 14mila euro.

Agli atti anche la cena in un ristorante stellato e altre attenzioni, nonostante la donna avesse messo in chiaro di non volere andare oltre al rapporto professionale. Lei si era messa in malattia, dato lo stato di malessere causato dalle condotte del medico. Ma anche dopo il licenziamento era stata contatta da lui, con richiesta di tornare a collaborare. Lei aveva dovuto cambiate le abitudini di vita.

L’uomo l’estate scorsa era stato “ammonito”, ma le condotte persecutorie sarebbero continuate. Nel giorno dell’udienza per il licenziamento, la donna si è trovata un biglietto sull’auto (che lei aveva appena cambiato). Potrebbero essere stati mandati dal medico anche i fiori arrivati alla donna, ai genitori e alla legale di lei.