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TRENTO. Non sono soltanto i pensionamenti a mettere sotto pressione gli organici degli ospedali del Trentino-Alto Adige. A preoccupare è soprattutto il numero crescente di medici che scelgono di lasciare volontariamente il servizio pubblico, spesso nel pieno della propria carriera. In dieci anni le dimissioni volontarie sono quasi triplicate, passando dalle 38 registrate nel 2015 alle 102 stimate per il 2025. Un fenomeno che, secondo Anaao Assomed, segnala una crisi sempre più profonda dell'attrattività del lavoro nelle strutture sanitarie pubbliche.
A fotografare la situazione è il Centro Studi Anaao Assomed, attraverso il rapporto «Radiografia della sanità pubblica (2015-2025)». I dati, illustrati da Alessandro Felici, segretario provinciale dell'Anaao Assomed Alto Adige, e Mjriam Sanò, segretaria dell'Anaao Assomed Trentino, sono aggregati a livello regionale e comprendono due realtà caratterizzate da aziende sanitarie e contratti differenti. Secondo i rappresentanti sindacali, tuttavia, la tendenza evidenzia una situazione di rischio anche per le due Province autonome.
Il quadro presenta un'apparente contraddizione. Negli ultimi dieci anni il numero complessivo dei medici ospedalieri in servizio è cresciuto del 15%, passando dai 1.887 dirigenti del 2015 ai 2.170 del 2024. Dietro l'incremento dell'organico, però, si nasconde una crescente difficoltà nel trattenere i professionisti.
Nel 2015 le dimissioni volontarie erano state 38, pari a circa il 2% del personale. Nel 2025 la stima sale a 102, un dato che assume un peso ancora maggiore se confrontato con i pensionamenti: nello stesso anno quelli per limiti di età sono stati 41. Le uscite volontarie risultano quindi circa due volte e mezzo superiori a quelle legate al normale ricambio generazionale.
Diversa la dinamica dei pensionamenti, che nell'arco del decennio hanno mantenuto un andamento sostanzialmente stabile: dai 53 del 2015 ai 41 del 2025, con un picco di 68 nel 2020.
«Il fenomeno che oggi mina la stabilità degli organici non è il naturale turn-over pensionistico, che rimane costante», spiegano Felici e Sanò. «La vera emergenza è rappresentata dai professionisti che decidono di rassegnare le dimissioni nel pieno della propria carriera e maturità professionale». Per i due segretari, si tratta di un segnale della crescente insostenibilità del lavoro ospedaliero, legata ai ritmi, ai carichi e alle difficoltà di conciliare l'attività professionale con la vita privata.
La questione, secondo Anaao Assomed, non riguarda soltanto gli stipendi, ma anche le condizioni di lavoro. Il trattamento economico resta un elemento importante, ma non sarebbe più sufficiente da solo a garantire l'attrattività del servizio pubblico. Tra le richieste dei professionisti figurano orari sostenibili, maggiore flessibilità e la possibilità di accedere al lavoro agile per tutte le attività compatibili.
«Per arrestare l'emorragia di personale dalle corsie è diventato inderogabile garantire il benessere lavorativo», sottolineano i rappresentanti sindacali, evidenziando come la capacità di trattenere i medici sia profondamente cambiata rispetto al passato.
Lo studio mette in luce anche altre trasformazioni nella composizione degli organici. In particolare, i contratti a tempo determinato sono quasi triplicati, passando dai 169 del 2015 ai 502 del 2024. Sul fronte delle assunzioni a tempo indeterminato, dopo il picco di 190 registrato nel 2016, il numero è sceso a 128 nel 2024, per poi risalire a 155 nel 2025.
Anche l'età media dei medici presenta dinamiche differenti tra uomini e donne. Per le professioniste in servizio è passata da 46,4 a 47 anni, con un aumento di sei decimi, mentre per gli uomini è scesa da 52,4 a 49,8 anni, con una diminuzione di 2,6 anni.
Numeri che, secondo Anaao Assomed, restituiscono l'immagine di una sanità pubblica alle prese non soltanto con la necessità di reclutare nuovo personale, ma anche con quella, sempre più urgente, di evitare che i medici già presenti scelgano di andarsene. Una sfida che coinvolge anche il Trentino-Alto Adige, nonostante le risorse e la qualità delle strutture sanitarie del territorio.


