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TRENTO. A fronte di 63 zone carenti, le risposte al bando dell'Azienda sanitaria per medici di medicina generale sono state 12. E sul totale 7 sono giovani medici attualmente ancora iscritti al Corso di formazione specifica in Medicina generale, che quindi non possono avere gli stessi massimali di pazienti dei colleghi "esperti" e non possono essere immediatamente "arruolabili", pur essendo già quasi tutti impegnati con contratti temporanei a tempo determinato.
Restando nei freddi ma oggettivi numeri, le percentuali sono presto fatte: se tutto dovesse andare bene resterebbero comunque scoperte l'80% delle località individuate da Asuit. Ma considerando solamente le 5 domande di camici bianchi già formati e quindi già potenzialmente operativi al cento per cento, arrivate a fronte di 63 carenze, saremmo al 7,9% di "coperture".
E quindi al 92,1% di territori che manterrebbero la criticità. Tutto questo nella migliore delle ipotesi, perché non necessariamente chi ha risposto al concorso si presenterà poi il 6 maggio prossimo alla convocazione ufficiale da parte dell'Azienda per l'accettazione e il conferimento dell'incarico. Dai dati alle "implicazioni" sanitarie. Da una parte va ricordato, come dice sempre l'Azienda sanitaria parlando di medici di famiglia, che nessun trentino resterà senza il proprio dottore di fiducia. Questo perché, per fare fronte alle zone che resteranno comunque carenti, basterà adottare il "trucco" di alzare il massimale di pazienti del singolo dottore (se lo accetterà, naturalmente): una questione matematica, perché se più professionisti avranno il tetto di 1.800 assistiti - rispetto al rapporto ottimale, quello sul quale si calcolano le zone carenti, di 1 medico ogni 1.200 cittadini - non ci saranno cittadini senza dottore. Ma questo, ovviamente, andrà ad appesantire ulteriormente il lavoro dei professionisti (e di riflesso a ingolfare ancora di più i Pronto soccorso) e costringerà tanti pazienti a non avere più il proprio riferimento sanitario vicino a casa, ma sarà costretto a spostarsi almeno in un altro paese o sobborgo. Di fronte al flop, o quantomeno allo scarso successo del bando, va ricordato come le aspettative sul concorso erano decisamente altre.
E molto più alte. Non lo diciamo noi, ma lo diceva l'Asuit con il proprio direttore generale Antonio Ferro tre mesi fa, nel commentare con soddisfazione l'esito del bando straordinario sempre dedicato ai medici di medicina generale (54 incarichi, 12 assegnati): «È un risultato concreto e le assegnazioni superano le aspettative, visto che in altre regioni spesso questi incarichi restano vacanti. Comunque a marzo (in realtà poi fu a inizio aprile, ma poco cambia ndr) pubblicheremo il bando ordinario e siamo convinti che la nostra organizzazione territoriale e l'apertura delle Case della comunità rappresenteranno un forte incentivo per i professionisti a valutare l'opportunità di lavorare nella sanità trentina». Alla fine dei conti, considerato il 12 su 63, o meglio il 5 su 63, l'organizzazione trentina e le Case della comunità trentine non hanno evidentemente rappresentato un forte incentivo per attrarre nuove forze. Altro aspetto: la carenza, si sa, è nazionale e certamente ci saranno regioni o province in giro per l'Italia messe peggio del Trentino, ma è evidente come il sistema necessiti di un ripensamento e di una riorganizzazione anche nella nostra provincia, considerando anche i ben 19 pensionamenti di medici di famiglia in questi primi mesi del 2026.
Centrale, in tutto ciò, sono le Case della Comunità, che dovrebbero essere il "cuore" dei medici di medicina generale, ma che attualmente ne restano sguarnite o quasi. Infine i dettagli sulle graduatorie e quindi sui 12 iscritti. Nel caso di medici non inserito nella graduatoria provinciale che hanno già conseguito il diploma di formazione specifica in medicina generale si sono iscritti in 2, uno che ha avuto recentemente incarichi nella zona di Codroipo in Friuli, l'altro nel mantovano. Nelle assegnazioni da graduatoria provinciale hanno risposto invece in 3, di cui due già residenti in Trentino e uno con recenti incarichi in Val Passiria in Alto Adige. Poi i 7 medici/studenti: uno è iscritto al primo anno della Scuola di formazione, gli altri 6 al terzo. Tutti sono residenti in Trentino e molti di loro sono in realtà già operativi nel nostro sistema sanitario, con incarichi a tempo determinato nel Servizio di continuità assistenziale.


