CANAZEI. La Marmolada continua a perdere ghiaccio sotto gli effetti di un'estate eccezionalmente calda. È uno dei dati più significativi diffusi da Legambiente nell'anteprima dell'edizione 2026 di Carovana dei Ghiacciai, la campagna che monitora lo stato di salute dei principali ghiacciai alpini. Insieme all'Adamello e al Monte Bianco, la Regina delle Dolomiti viene indicata come uno dei casi simbolo della crescente fragilità delle montagne italiane, dove il riscaldamento climatico sta modificando in maniera sempre più evidente gli equilibri naturali.

Secondo i dati raccolti, lungo tutto l'arco alpino si registrano anomalie termiche comprese tra +2 e +4 gradi rispetto alla media climatica 1991-2020. A questo si aggiungono il ridotto innevamento residuo, la siccità primaverile e uno zero termico che dalla seconda metà di giugno si è mantenuto frequentemente tra i 4.800 e oltre i 5.000 metri. Una combinazione di fattori che ha favorito una fusione molto precoce della neve e ha sottoposto i ghiacciai a uno stress eccezionale già nelle prime settimane dell'estate.

Tra le situazioni più critiche c'è proprio quella della Marmolada. Alla stazione meteorologica di Punta Rocca, a quota 3.265 metri, la temperatura è rimasta costantemente sopra lo zero dal 16 giugno, con valori che hanno raggiunto punte vicine ai +5 gradi. Per Legambiente, queste condizioni hanno accelerato la scomparsa della neve residua e aumentato il ritmo di ablazione del ghiacciaio, già profondamente ridimensionato negli ultimi decenni. La Marmolada, ricordano gli ambientalisti, rappresenta uno dei luoghi simbolo degli effetti del cambiamento climatico sulle Dolomiti.
 

Non meno preoccupante è la situazione dell'Adamello, il più esteso ghiacciaio delle Alpi italiane. Dalla fine degli anni Novanta la velocità di arretramento della fronte del ghiacciaio Adamello-Mandrone è aumentata sensibilmente: sono stati persi 760 metri tra il 1997 e il 2025, di cui 550 metri nell'ultimo decennio e addirittura 265 metri nel solo triennio 2023-2025. Anche le stagioni 2024 e 2025, nonostante nevicate invernali relativamente favorevoli, si sono concluse con un bilancio di massa negativo. Dalla Piccola Età Glaciale il ghiacciaio ha inoltre perso circa metà della propria superficie e la lingua principale del Mandrone si è ritirata di 2,8 chilometri. I rilievi effettuati da SAT, MUSE, Provincia autonoma di Trento, Università di Padova e Servizio Glaciologico Lombardo evidenziano inoltre una marcata diminuzione dell'accumulo nevoso primaverile, in alcune aree ridotto fino alla metà rispetto alle medie stagionali.

Per Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente, gli ultimi episodi osservati sulle montagne italiane dimostrano come la crisi climatica stia lasciando segni sempre più evidenti anche alle quote più elevate. L'associazione sottolinea che le Alpi si stanno riscaldando a una velocità doppia rispetto alla media globale e chiede al Governo di finanziare pienamente il Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, oltre a promuovere politiche locali più incisive per la tutela dell'ambiente montano.

Nel documento presentato durante l'anteprima della Carovana dei Ghiacciai viene inoltre rilanciata la richiesta di una governance europea dei ghiacciai e del loro riconoscimento come beni comuni. L'obiettivo è definire strumenti condivisi per proteggere ecosistemi fondamentali per la disponibilità di risorse idriche, la sicurezza delle comunità alpine e la conservazione della biodiversità. Per questo è stata presentata la piattaforma "Governare le Alpi che cambiano", la prima iniziativa politico-culturale italiana dedicata al futuro delle aree glaciali e delle terre che emergono con il loro progressivo ritiro.

La campagna Carovana dei Ghiacciai 2026 prenderà ufficialmente il via il 17 agosto e proseguirà fino al 3 settembre, con cinque tappe tra Francia, Valle d'Aosta, Lombardia, Friuli Venezia Giulia e Piemonte. L'iniziativa continuerà a monitorare l'evoluzione dei ghiacciai alpini e a richiamare l'attenzione sulle conseguenze del riscaldamento globale, che stanno trasformando rapidamente il volto delle montagne italiane ed europee.