Quanti milioni di sigarette saranno uscite dalla Manifattura di Sacco? Quanti milioni di tonnellate di tabacco sono state lavorate da generazioni di roveretani che in quegli ambienti sono cresciuti, invecchiati, che grazie a quel lavoro hanno potuto costruirsi una famiglia e andare in pensione? I numeri di un secolo e mezzo di produzione non li conosce nemmeno la Bat, che si è assunta l'onore e la responsabilità di chiudere un pezzo di storia della città, oltre che uno degli stabilimenti più efficienti della propria presenza in Italia.


Per la città se ne va un simbolo della sua industrializzazione. Per la comunità di Sacco si spegne una certezza rimasta accesa per 154 anni. Ora che l'ultimo pacchetto di «MS» è uscito dalla Manifattura e che i destini di quegli immensi volumi sono decisi, c'è spazio anche per i ricordi oltre che per le ultime lotte sindacali.


La Manifattura Tabacchi nacque nel 1854, in seguito ad un accordo fra il governo austro-ungarico ed i comuni di Rovereto e Borgo Sacco. La città di Rovereto, nel cui territorio era concentrata la coltivazione del tabacco (alla metà del secolo era stata raggiunta la massima produzione con 12 milioni di piante), era infatti riuscita a vincere la concorrenza su Trento offrendo migliori condizioni, come il terreno e la forza idraulica.

I macchinari utilizzati erano messi in movimento da una ruota idraulica della forza di 41 cavalli, con argani e mulini a mole, nonché pile per frangere il tabacco. L'anno dopo vi lavoravano quasi 800 operai. Si trattava della più grande fabbrica del Trentino. Inizialmente lo stabilimento si componeva di soli tre corpi di fabbrica, con gli anni furono costruiti nuovi edifici, sino a che si venne configurare, all'epoca della Prima Guerra Mondiale, un vero e proprio «villaggio industriale». Prima della Guerra la lavorazione era incentrata sulla produzione di sigari (Virginia di quattro tipi, sigari corti a foggia estera e sigari «brasiliani»), tabacchi da fiuto e, anche se solo marginalmente, sulla produzione di sigarette lavorate a mano in via di prova.


Quando nel 1914 scoppiò la Grande Guerra, la zona del roveretano venne a trovarsi in prima linea: gran parte della popolazione fu sgomberata e finì profuga in Boemia, Moravia e Austria. Il 20 maggio 1915 la Manifattura di Borgo Sacco chiuse i battenti, e tutto il materiale fu inviato a Schwaz, in Austria. A Sacco si riaprì solo il 19 marzo 1919. Fu allora che vennero assunti 1.400 operai per la lavorazione dei sigari e delle sigarette, la cui produzione andava via via aumentando. Il Monopolio era adesso quello italiano, e lo stabilimento prese il nome di «Regia Manifattura Tabacchi di Rovereto». Si lavorava tabacco proveniente da tutto il Paese e dall'estero, per la produzione di sigarette, sigari, mezzi sigari e trinciati da pipa.


Negli anni successivi si potenziò il ritmo produttivo delle sigarette, a discapito di quello dei sigari. Pur subendo un forte rallentamento, l'attività della Manifattura proseguì anche durante il secondo conflitto mondiale, nel corso del quale, dopo l'8 settembre 1943, la fabbrica fu danneggiata da saccheggi e vandalismi.


Alla fine della guerra la lavorazione riprese a pieno ritmo, dapprima con mezzi di fortuna, poi modernizzando macchinari e attrezzature e razionalizzando la produzione. Il resto è storia recente, fatta di anni di tranquilla produzione e di stagioni - le ultime soprattutto - di sofferenza.

L'uscita di scena del monopolio statale ha aperto la strada ai privati e in ultima battuta proprio al colosso British American Tobacco. Dopo ripetuti allarmi, negli ultimi due anni, è infine arrivato il temuto annuncio. Bat riorganizza la sua produzione italiana e rinuncia allo stabilimento di Rovereto. Anche se lavorava meglio di altri. Anche se aveva 154 anni di storia.