TRENTO. Un trentenne è stato condannato a tre anni e un mese per maltrattamenti in continuazione e lesioni nei confronti della ex. Per l'uomo è caduta l'aggravante della violenza assistita, ossia per aver commesso i fatti alla presenza di un minore (il bimbo aveva meno di un anno quando sarebbero avvenuti gli episodi contestati).

Il collegio, presieduto dal giudice Marco Tamburrino, non ha però accolto la tesi della difesa secondo cui il reato di maltrattamenti in famiglia non può essere contestato se non c'è convivenza. Gli episodi contenuti nei due capi di imputazione risalgono al 2020 e la coppia era separata dall'anno prima, come evidenziato dall'avvocato d'ufficio Marco Pattini (subentrato nel processo in sede dibattimentale, per la rinuncia dei difensori iniziali). Le motivazioni della sentenza, che permetteranno di capire il ragionamento dei giudici, saranno depositate nelle prossime settimane.

Per l'imputato, la procura aveva chiesto una pena di due anni e un mese. L'uomo era accusato di aver messo le mani al collo della ex, nel corso di un litigio. Lo stesso si era giustificato spiegando che il suo gesto era stato un atto di difesa perché la ex lo aveva schiaffeggiato.

Il secondo episodio contestato, denunciato dalla vittima, riguarda le lesioni: il trentenne, sotto l'effetto dell'alcol, avrebbe brandito un coltello colpendo la donna al labbro ed al dito. Era intervenuta la polizia, chiamata dalla vittima, che aveva riscontrato tracce di sangue in casa. Agli atti però non ci sarebbe alcun referto medico.