TRENTO. Più che un contenzioso è un braccio di ferro legale e tormentato quello tra il presidente del Mart Vittorio Sgarbi e l'ex consigliere provinciale del «Movimento Cinque stelle» Alex Marini. Uno scontro iniziato nel 2019 con le rimostranze del «grillino» alla nomina del critico d'arte alla guida del museo di arte moderna e contemporanea di corso Bettini. Del caso, che ha tenuto botta con processi avviati e sospesi (fino a febbraio 2024 Sgarbi era sottosegretario alla cultura) in nome dell'immunità parlamentare, adesso si occuperà la corte costituzionale.

Che il 10 giugno deciderà se gli insulti postati su Facebook dall'ex viceministro all'ex consigliere siano stati «personali» o rivolti nell'esercizio delle proprie funzioni politiche. Rispetto al passato, il conflitto tra poteri dello Stato in questo caso riguarda l'aspetto civile. Sgarbi, infatti, dal punto di vista penale è stato assolto. É stato invece condannato - dal giudice del tribunale di Macerata, competente perché la residenza è a San Severino Marche - a pagare i danni a Marini.

In secondo grado ad Ancona tutto si è fermato a un centimetro dalla meta: pur essendo terminato l'iter e in attesa solo del pronunciamento finale, si è infatti inviato il «plico» con la richiesta di risarcimento danni da parte dell'esponente roveretano di M5s a palazzo della Consulta a Roma. Il caso, un unicum, verte dunque sul conflitto tra la Camera dei deputati (che considera le frasi insindacabili) e i magistrati che negano il nesso funzionale tra insulti e ruolo parlamentare. In ballo, infatti, c'è un chiarimento che scomoda la legge fondamentale dello Stato chiamata a dipanare la matassa giuridica circa il conflitto di attribuzione. Il nodo centrale è se le espressioni di Vittorio Sgarbi siano riconducibili all'esercizio delle funzioni parlamentari oppure devono essere considerate opinioni personali non protette dall'articolo 68 della Costituzione. Una questione attesa da molti visto che dovrà definire i limiti tra diritto di critica politica e diffamazione.

Alex Marini, intanto, resta alla finestra. «Hanno impiegato più di un anno per arrivare a questo punto ma la domanda è forte: chi deve decidere sul risarcimento danni tra Camera e corte d'appello? Lo stabilirà la corte costituzionale. Se il caso tornerà ad Ancona la sentenza sarà immediata altrimenti finirà tutto nelle nebbie perché deciderà la Camera se Sgarbi dovrà pagare oppure no. E negherà». A infastidire il pentastellato, però, è il silenzio del consiglio provinciale. «Piazza Dante tace e questo mi dispiace. C'è in ballo un conflitto di attribuzione e la politica trentina ha evitato di prendere parte e difendere il consigliere che ha diritto ad una sua dignità. Ho chiesto formalmente alla Provincia di pronunciarsi e la risposta è stata: se hai ragione ti rimborsiamo le spese legali.Ma dov'è la nostra Autonomia? Un domani può capitare a qualunque consigliere. É un atteggiamento pilatesco che lancia un messaggio pericoloso: chi disturba i manovratori o tocca interessi forti viene lasciato solo. Non è solo una questione giuridica ma di integrità democratica: se l'istituzione non difende chi esercita il proprio mandato con indipendenza, la democrazia si indebolisce e l'Autonomia diventa un guscio vuoto».