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TRENTO - Un carico di studio elevato, commenti «troppo severi» da parte di alcuni insegnanti e «pressioni» sotto il profilo del rendimento scolastico. Questa la percezione di tanti studenti del liceo Prati, emersa a seguito dell'ispezione inviata dal Dipartimento istruzione e cultura della Provincia.
Che aveva motivato la visita della dottoressa Laura Donà visti i «segnali di particolare complessità e criticità rispetto alla gestione, al clima organizzativo e al benessere degli studenti e di tutte le componenti della scuola».
Ora, però, a voler prendere parola sono gli studenti. Tra le testimonianze, la lettera di una studentessa del Classico che ha preferito mantenere l'anonimato. Lettera che nelle ultime ore è diventata virale, arrivando anche in altre scuole del capoluogo: «Si parla spesso di scuola. Ne parlano i genitori, i ministri, i dirigenti. Chiunque si sente autorizzato a dire la sua. Ma raramente si ascolta davvero la voce di chi la scuola la vive ogni giorno sulla propria pelle: la voce di noi studenti.
Tutti si sono sentiti in diritto di esprimere la loro opinione: la dirigente, gli insegnanti, persino un consigliere provinciale.
Nessuno però ha ritenuto necessario lasciare spazio anche a noi ragazzi, che a scuola ci andiamo tutti i giorni, e che passiamo gran parte della nostra giornata».
Il Prati, aggiunge, è una «scuola bellissima»: «È una scuola antichissima, che ha formato molte personalità». Ma dietro alle risate, al greco e al latino «si nasconde una realtà tesa, fatta di aspettative schiaccianti, a volte anche di mancanza di umanità».
«La nostra realtà è fatta di voti che pesano come giudizi morali, come se un numero sul registro potesse definire il nostro valore. Alcuni professori sembrano dimenticare che dietro ogni voto c'è un ragazzino, con le sue paure, i suoi limiti, la sua storia».
Secondo il racconto, «a volte pare che per alcuni insegnanti sia normale trattarci con durezza. Un giorno in classe un mio compagno si è sentito dire che sarebbe stato meglio se avesse cambiato scuola, tanto nessuno avrebbe notato la sua assenza. E questo è solo uno delle tante, tantissime mancanze di rispetto e umanità a cui abbiamo assistito».
Non solo. «Molti di noi rinunciano a qualsiasi attività extra scolastica per far fronte a un carico di studio che divora ogni energia. Ma il prezzo da pagare è alto, e lo paghiamo con l'ansia, con crisi di pianto, con quella sensazione costante di non essere mai abbastanza. Eppure tutto continua come se nulla fosse».
E conclude: «Qualcosa, da qualche parte, si è rotto. E che serve il coraggio, da parte degli adulti, per ammettere che il sistema non funziona e per cambiare. Chiediamo solo una cosa: di essere ascoltati. Di essere visti. Di essere riconosciuti come persone, prima che come studenti».
Il commento arriva anche dai rappresentanti della Consulta provinciale degli studenti. «Una severità ingiustificata può portare a situazioni spiacevoli all'interno dell'ambiente scolastico - sostiene il presidente Matteo Santini - L'unica cosa da fare ora è affidarsi al risultato dell'ispezione. Aver riconosciuto la necessità di una verifica su quanto segnalato, non può che essere visto come un passo avanti».
E la vice, Maddalena Stenghel, aggiunge: «Ogni volta che si parla del Prati non si parla soltanto di un edificio scolastico, ma prima di tutto di studenti che vanno ascoltati e con i quali bisogna continuare ad avere un dialogo aperto e costruttivo».



