TRENTO. «Per gli altri Martino era sempre pronto a mettere tutto in secondo piano. Sarà anche per questo che è entrato nel cuore di tutti. E purtroppo è andata così». Così, come non doveva andare. Ma la rassegnazione è una buona compagna da prendere per mano nella disperazione. La stringe anche mamma Alessandra che per fortuna nelle ultime ore - assieme al marito Marco - ha potuto stringere anche molte altre più mani, più calde. E ricevere molti più abbracci, vitali.

Minuta, di una dolcezza infinita mentre ringrazia tutti coloro che al cimitero hanno voluto essere loro vicini, sa che ora dovrà farsi forza, per far fronte alla perdita di Martino e per sostenere gli affetti che Martino le ha lasciato in dono: la moglie Sara e la sua famiglia e il piccolo Gabriele. «Sono venuti in tantissimi a salutarlo, a salutarci. Dobbiamo ringraziarli, perché in momenti così è una cosa che aiuta ad andare avanti». E non è facile. Perché per chi lo amava non è morto solo un ragazzo generoso, un pompiere, un agricoltore, un amico. Tutti sentiranno la mancanza di Martino Debiasi, ma il dolore è diverso, più profondo, più lacerante per chi si ritrova in un istante a dover fare i conto con una vita senza più un figlio, o un compagno.

Eppure mamma Alessandra non riesce a scindere i diversi piani, quello del "suo" Martino e del Martino degli altri. E forse è giusto così, per ricordare una persona, come il ventinovenne di Meano, che davvero viveva il suo mettersi a disposizione degli altri come una necessità, senza che rappresentasse uno sforzo ma con naturalezza, con gioia.

«È una cosa che aveva dentro da sempre. Bastava che lo chiamassero, per aiutare in qualsiasi situazione. E lui andava, senza pensarci troppo. È vero quello che ha detto il sindaco, Martino era un ragazzo che amava più fare che parlare. Eppure quando parlava non ti lasciava mai indifferente. Non era uno da poemi, ma quando decideva di farlo, sapeva usare le parole giuste. Come quando sceglieva i fatti, piuttosto che le parole: è difficile che non facesse cose buone. Era così di carattere, sempre orientato verso l'impegno per gli altri. Un qualcosa che poi, da adolescente, ha reso ancora più concreta entrando nei vigili del fuoco, ad Allievo. Aveva quindici anni e da allora non ha mai smesso di metterci tanto amore, tanta energia, tanta passione».

E poi, la campagna: «Era la sua vita, che si era scelto. Dopo le medie alle Pigarelli a Gardolo non aveva avuto dubbi sull'istituto agrario e una volta terminati gli studi a San Michele aveva deciso di fare dei vigneti che aveva attorno a casa il suo lavoro. Era la sua vita, dava la vita per questo. Gli altri e il suo lavoro».Tanto da arrivare a darla davvero, perdendola proprio mentre stava curando i suoi filari.

«C'è poco da fare, Martino era così. Ce lo hanno detto in queste ore anche i suoi amici, i coscritti, tutti: Martino era Martino e non potevi cambiarlo. Resta solo una cosa bella in questi momenti: sentire davvero che era entrato nel cuore di tutti. Lo si dice spesso di chi non c'è più ma sento che non sono parole di circostanza, era davvero nel cuore di tutti e ci resterà».

Per salutarlo, si ritroveranno in tanti, tantissimi a Meano questo pomeriggio alle 14.30. Impossibile che la chiesa di Santa Maria Assunta, nella piazza del cuore del sobborgo, riesca a contenere chi non vorrà mancare per un ultimo abbraccio. Collettivo, un termine che probabilmente come pochi altri è appropriato per Martino Debiasi, che proprio dell'impegno comune e dell'amore per il bene della collettività ha sempre fatto la sua cifra.I suoi vigili del fuoco volontari e la polizia locale stanno già lavorando per permettere che l'intera piazza possa accogliere tutti.