PHOTO
TRENTO. La Provincia paga controlli sanitari su bovini veneti: è scontro sulla delibera 446/2026. Una scelta che solleva dubbi sulla legittimità e sull’uso delle risorse pubbliche, finita al centro di un’interrogazione in Consiglio provinciale. La consigliera del Pd Francesca Parolari contesta la decisione della Giunta di sostenere con fondi provinciali i costi per il controllo del virus Bhv-1 su circa 2.500 bovini appartenenti ad aziende del Veneto. Gli animali, di età superiore ai nove mesi, sono destinati all’alpeggio nel 2026 in aree di confine tra Trentino, Lessinia e monte Baldo, ma risultano registrati con codici afferenti alla provincia di Verona.
Nel provvedimento si stabilisce che le analisi, affidate all’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie, saranno interamente a carico del Servizio sanitario trentino, per una spesa stimata di 22mila euro. Una scelta motivata con la necessità di tutelare lo status sanitario del territorio provinciale, già messo a rischio in passato da contatti con bovini infetti provenienti da fuori provincia.
Parolari però solleva un nodo politico e amministrativo: “La Provincia si fa carico di spese relative ad animali di proprietà extra-provinciale”. Da qui le domande alla Giunta: quali basi giuridiche consentano questo intervento, se siano stati chiesti contributi alla Regione Veneto e perché non si sia scelta una linea più rigida, imponendo requisiti sanitari all’ingresso invece di finanziare direttamente i controlli.
L’interrogazione chiede infine se si tratti di una misura eccezionale limitata al 2026 o destinata a diventare una prassi nelle aree di confine.


