Uno scavo archeologico alle falde del Doss Trento ha accertato, per la prima volta (se si eccettuano poche tracce al maso Centochiavi) la presenza fisica della civiltà retica (4º-3º secolo a.C.) nella zona della città. Un gruppo di giovani, sotto la guida di quell’assiduo, tenacissimo e fortunato ricercatore che è Tullio Pasquali, ha infatti ritrovato non solo una serie di frammenti di vasi retici, ma un vasetto pressoché integro con un’iscrizione nei caratteristici caratteri retici. Il rinvenimento si deve, come tante volte, al caso.


L’impresa Del Favero, per costruire il viadotto della strada del Bus de Vela, ha rimosso dei detriti, due piccoli conoidi, sotto il Doss Trento. Un appassionato, Alberto Pedrotti, ha fatto la prima segnalazione, ma va sottolineato che lo stesso proprietario del fondo, Remo Corradini, avendo rinvenuto uno spillone dell’ultima età del bronzo l’ha subito portato al museo donandolo alle collezioni archeologiche; non solo, ma con una testimonianza civica da rimarcare, Remo Corradini si è posto a disposizione del gruppo di ricerca, per aiutarlo e facilitarlo nel lavoro non facile dato che l’originaria stratigrafia era stata sconvolta.


È stato comunque possibile accertare reperti e tracce dal mesolitico al neolitico (vasi a bocca quadrata), all'età del rame, a tutte le fasi dell’età del bronzo, alla cultura di Luco, al retico appunto, fino a frammenti romani. Il gruppo, Tullio Pasquali in testa, Walter Casagrande, Walter Ferrari e Umbertino Dalmonego di Lases, Paolo Gasperat da Cembra, Ivana Mosna e Bepi Mezzena di Trento, ha portato a termine l’indagine in tre mesi, da gennaio a marzo, anche con la collaborazione dei tecnici del museo Paolo Zambotto e Berto Foser e con l’intervento della ditta Del Favero; sul posto si è recato anche il dott. Ciurletti responsabile per l’assessorato che aveva sollecitamente autorizzato lo scavo che ha portato a ricostruire uno spettro - frammentato a terra perché caduto dall’alto - dal mesolitico all’epoca romana. È un altro tassello che conferma i risultati di precedenti indagini lungo l’asta del fiume, da Vela a Romagnano.


È una piccola sintesi della preistoria nel Trentino, in limitatissimo territorio, che dimostra l’importanza di quel fenomeno geomorfologico che è il Dosso anche dal punto di vista della storia umana, centro urbano insomma da 6000 anni a questa parte. La scoperta infine di frammenti di vaso campaniforme (2200 a.C.) inserisce Trento nell’asse dei portatori di questa cultura e delle nuove tecnologie di fusione e di leghe minerarie.