TRENTO. L'ondata di polemiche sulle indennità dei consiglieri regionali non si placa. Dopo le minoranze e i sindacati, a tuonare ora è il presidente dell'Anpi del Trentino, Mario Cossali. «Nessuna scusa, nessuna motivazione plausibile - dichiara in una nota - è solo una vergogna etica e civile: il continuo adeguamento delle indennità dei consiglieri regionali, è una vergogna e non è populismo sottolineare che, mentre i salari sono al palo da anni e chi lavora da salariato fa fatica ad arrivare alla fine del mese, gli eletti rappresentanti della popolazione non riescono ad accontentarsi della lauta indennità che ricevono”.

La maggioranza regionale centrodestra-Svp non ha infatti mostrato alcuna volontà di modificare la norma per evitare un nuovo aumento di circa 800 euro lordi, che potrebbe scattare non appena sarà firmato (entro la fine dell'anno) il rinnovo contrattuale dei dipendenti regionali per il triennio 2025-2027. Cosa che prevede un aumento del 7,2%, grazie al meccanismo che lega gli incrementi delle indennità a questi rinnovi contrattuali.

“È chiaro che non si tratta qui di responsabilità personali - aggiunge - ma di responsabilità politiche che riguardano la Regione Trentino Alto Adige/Südtirol e le due Province che si adeguano. Ma anche questa osservazione è vera fino ad certo punto perché l'indennità arriva a tutti e, a parte i condivisibili, seppur vani, tentativi di superarle con provvedimenti legislativi adeguati per una auspicabile sobrietà, non si registra quella ribellione che anche a livello individuale metterebbe in luce dignità e libertà”.