TRENTO. «Dati allarmanti, che confermano un modello che già conosciamo». Così la UilTucs del Trentino Alto Adige, il sindacato dei lavoratori del turismo e del commercio, ha commentato i dati emersi dal «Rapporto periodico sulla situazione del personale maschile e femminile nel biennio 2020/2021».

Il documento che tutte le aziende pubbliche e private con più di 50 dipendenti sono tenute a redigere per l'appunto ogni due anni. E sono diverse le grandi realtà che sono state considerate nell'analisi del sindacato: da Orvea (271 dipendenti) al gruppo Poli (1.648), da Sait (425) a Innerhofer (221) fino a Media Market (ben 5.405 impiegati).

I risultati emersi, ha sottolineato la UilTucs, non raccontano nulla di buono rispetto alle aziende della nostra regione. «Le donne non sono in posizioni dirigenziali o raramente vengono affidati loro ruoli apicali in azienda - si legge nel resoconto elaborato dal sindacato, - le loro retribuzioni sono comparativamente più basse rispetto a quelle degli uomini e, visto l'elevato numero di donne che svolgono la loro attività lavorativa in part-time, si deve presupporre un abuso di tale strumento contrattuale».

«Passa il tempo e le differenze di genere non solo persistono, ma addirittura peggiorano - ha spiegato Walter Largher, segretario generale della rappresentanza sindacale. - Ma se prima i dati si basavano su nostre indagini, oggi questi numeri provengono direttamente dalle aziende, che sono obbligate a comunicarli. Il quadro è allarmante. Le lavoratrici sono a livelli inferiori con retribuzioni più basse, i tempi pieni si trovano principalmente nelle posizioni più alte e lo scarto del guadagno, tra uomini e donne, varia dal 9% ad addirittura il 37%. Soprattutto in realtà come Trento e Bolzano, crediamo che si possa fare decisamente meglio».

Ciò che emerge dal report, per esempio, è circa l'80% dei contratti part-time conclusi con lavoratrici di sesso femminile, mentre quelli full-time riguardano nel 60% dei casi gli uomini nonostante, sul totale della forza lavoro, questi ultimi rappresentino poco più del 40% (7.681 dipendenti su 18.053 complessivamente considerati nelle aziende presenti nel Rapporto).

Considerando invece il cosiddetto "gender gap", ovvero la differenza tra retribuzioni in base al genere ma a parità di ruolo e inquadramento, è pari al 20% (in favore degli uomini) nei ruoli dirigenziali, al 22% nei contratti di primo livello e addirittura al 23% in quelli di terzo, toccando l'incredibile differenza del 37% nell'ottavo livello.

La media, spiega il sindacato, si attesta al 18,8%. A livello dirigenziale troviamo 373 uomini e 74 donne, nel primo e secondo livello 1.305 e 571, nel terzo livello i numeri sono praticamente uguali (1.432 contro 1.471), mentre dal quarto all'ottavo livello la prevalenza dei dipendenti è donna (8.295 contro i 4.532 uomini). «Chiederemo alla Provincia di Trento un intervento rapido e urgente, questa situazione va monitorata. La differenza retributiva è un dato di fatto e purtroppo non è solo una questione di part-time», ha concluso Largher.