TRENTO. A Trento si torna alla carta. Non per nostalgia, né per coerenza ecologica. Ma perché il nuovo sistema informatico dei Pronto soccorso - il Sio - si blocca. E se si blocca, i medici ricominciano a scrivere a mano. «Un medico ha dovuto scrivere una cartella clinica e portarla di persona ai piani inferiori», racconta Paolo Panebianco, sindacalista Fenalt, con una pazienza corrosa da anni di emergenze e aggiornamenti a rovescio.

Quello che doveva essere un salto tecnologico si è rivelato, nelle parole di Filippo Degasperi (Onda), «più lento, complicato e confusionario del programma precedente». Nella sua interrogazione all'assessore alla Salute, Mario Tonina, il consigliere provinciale di Onda snocciola una lista di malfunzionamenti che sembrano usciti da una comica: 14 passaggi per stampare un'etichetta di laboratorio (contro i 6 del vecchio sistema), referti che non arrivano più automaticamente ogni due minuti, cartelle cliniche visibili solo per i residenti, consulti consegnati a mano tra un reparto e l'altro, moduli cartacei per gli stranieri in arrivo in ambulanza. Intanto le liste d'attesa si allungano e i pazienti si spazientiscono.Ma la posta non è solo la frustrazione dei professionisti.

È il tempo. Tempo che si sbriciola tra clic ridondanti, finestre da chiudere e riaprire, triage fittizi da compilare e modificare. «Si perdono venti minuti a paziente», denuncia Panebianco, «e quando a fine giornata hai 50 pazienti in sala d'attesa, quei minuti diventano ore. Ore che i lavoratori passano a testa bassa sui monitor, mentre montano l'ansia, l'aggressività, l'insofferenza dei pazienti». A Cavalese, dove si teme l'impatto del nuovo sistema con il picco invernale e l'arrivo delle Olimpiadi, il conto potrebbe essere salato: «In val di Fassa e Fiemme - ricorda il sindacalista - la popolazione si decuplica d'inverno. E allora capiamo che se già ora siamo al limite, domani potremmo collassare». Il 30 luglio è previsto un incontro tra Azienda e sindacati, ma Panebianco è scettico: «L'Azienda non farà marcia indietro. Eppure - nota con amarezza - la Corte dei conti controlla gli aumenti di stipendio, come se ogni euro per i lavoratori fosse sprecato.

Ma chi guarda alle scelte gestionali che costano milioni, aggravano i disservizi e compromettono la sicurezza?». Intanto, la macchina informatica si inceppa proprio là dove dovrebbe garantire la massima efficienza: il Pronto soccorso. E non solo per colpa della progettazione farraginosa. Il nuovo Sio non sta più sui server interni dell'Azienda sanitaria, ma su una piattaforma esterna, che richiede connessione continua per funzionare. Se salta la rete, salta tutto. È successo davvero, denuncia Degasperi: dati persi, anagrafiche cancellate, pazienti da ricostruire uno per uno. «Gli operatori si sono dovuti alzare, andare in sala d'attesa e rifare da capo le schede, chiedere i dati, ricordare le prestazioni già erogate. Come se il digitale non fosse mai esistito».L'altro cortocircuito è organizzativo. Per poter visionare il fascicolo sanitario del paziente al triage bisogna aprire un triage fittizio con codice bianco e poi modificarlo, non è più possibile consultare direttamente le cartelle cliniche: «Il vecchio programma era stato cucito sui reparti, era cresciuto dentro l'Azienda. Questo ci è piovuto addosso, senza prove, senza confronti».

E poi: l'accettazione dei pazienti in arrivo in ambulanza richiede passaggi supplementari, i computer sono pochi, ogni operatore deve avere la sua postazione. E anche l'interoperabilità tra reparti è compromessa: «Se il Pronto soccorso è aggiornato, ma il reparto no, finisce che si stampa, si firma e si va a consegnare il foglio a mano. Cioè a piedi».Degasperi incalza la Giunta Fugatti: «Perché si è scelto un software senza test, senza consultare chi lo deve usare, e con simili problemi di integrazione?». Un'operazione da milioni di euro lanciata senza coinvolgimento. Il risultato: ansia da clic, tensioni sul lavoro.Intanto, chi deve decidere se ne va. Panebianco spara il colpo su Antonio D'Urso, il dirigente appena partito per Perugia: «A dire il vero non ci eravamo neanche accorti che fosse arrivato. È stato qui nove mesi, giusto il tempo di partorire la sua fuga. Era amabile, ma come un fantasma. Prima Giancarlo Ruscitti, accompagnato alla porta, poi D'Urso. E adesso? Chi troviamo? Una volta - dice - il Trentino era attrattivo. Ci lamentavamo che eravamo colonizzati dai veneti, ora non ci fila più nessuno. Non tratteniamo nemmeno gli infermieri. Abbiamo già una situazione esasperata, e ci abbiamo messo sopra il carico da novanta», conclude Panebianco.