Alle 9 per le vie del centro di Trento c’erano solamente studenti; un’ora appresso giungevano gli operai, alla spicciolata da tutte le fabbriche del perimetro cittadino; e il corteo si è infittito ed allungato, e la sua voce è diventata tuono. Le espressioni alquanto trite, gli slogan privi di mordente, ormai consunti, non avevano soverchia importanza; il senso della manifestazione c’era, la voce del corteo era sincera, possente: esprimeva dolore per la morte di due giovani milanesi e per le decine di feriti; diceva esecrazione e condanna per chi le aveva provocate, per gli ispiratori e per quanti, anche con la loro passività, cooperano alla creazione di un clima di insofferenza ed ingiustizia; gridava auspicio che anche i nuovi sacrifici non debbano essere inutili.


In questa maniera la città, ieri mattina, si è unita alla nazione per manifestare contro la «violenza fascista». Le scuole superiori di Trento, ieri, erano vuote: la maggior parte degli alunni si è data convegno in piazza del Duomo dove si è formato il primo corteo; in piazza Duomo, alle 10, erano anche gli operai di tutti gli opifici, rappresentati quanto meno dai rispettivi consigli di fabbrica.


Poche le bandiere rosse tra i dimostranti; quelle che c’erano o sono rimaste arrotolate sulle aste, oppure erano issate listate a lutto. Il corteo formato è sfilato alcune volte da piazza Duomo a piazza Dante risalendo via Calepina e attraversando piazza Cesare Battisti. C’è stata una breve sosta in piazza Dante davanti al palazzo della Provincia quindi, erano presto le 11, la folla si è assiepata nel «salotto» davanti al monumento al poeta per ascoltare i discorsi.


Il più articolato quello del segretario provinciale della FLM (Federazione lavoratori meccanici) Imperadore che ha illustrato il contenuto di un volantino, distribuito alla popolazione a migliaia di copie, recante i motivi della manifestazione e (ma di questo Imperadore non ha parlato) le rivendicazioni che sono alla base dello sciopero generale nazionale proclamato dalle centrali sindacali della CGIL, CISL e UIL. Hanno parlato anche altri due sindacalisti quindi il corteo si è sciolto.


Nessun incidente ha turbato la manifestazione se si eccettua la stupida bravata di via Cavour dove, alcuni giovani col volto coperto alla moda dei banditi, ha infranto con bastoni la vetrinetta della SPE (Società pubblicità editoriale) entro la quale erano esposte le pagine del nostro giornale recanti le «immagini del dramma di Milano».