TRENTO. «Proviamo a cercare, ancora una volta, la nostra Sara». Lo chiede, come sempre in punta di piedi, con rispetto e gentilezza, Emanuela, la sorella di Sara Pedri. E lo fa naturalmente a nome della famiglia. Nei giorni scorsi, in quel di Forlì sono arrivate una serie di immagini del lago di Santa Giustina. Guardandole la famiglia Pedri non ha potuto che pensare che ora potrebbe essere il momento giusto per fare un nuovo tentativo.

«Come si sa tantissime persone hanno preso a cuore la nostra Sara e la sua vicenda - racconta Emanuela - e nei giorni scorsi alcuni amici trentini e della val di Non in particolare ci hanno inviato delle fotografie. Guardandole si vede chiaramente come il livello dell'acqua sia sceso tantissimo, il lago è praticamente prosciugato, soprattutto nella zona in prossimità della foce del torrente dove i cani avevano fiutato qualcosa nelle precedenti ricerche».

Da questa considerazione, dopo aver verificato il fatto che la situazione sia piuttosto anomala e rara, frutto della grande siccità di estate e autunno, arriva l'appello. Come accennato un appello all'insegna di umiltà ed educazione, come costume di Emanuela e della famiglia.

«Noi non chiediamo mai nulla e anche questa volta non pretendiamo nulla, nel rispetto dei ruoli. Ma ci teniamo a chiedere se fosse possibile riattivare in tempi brevi delle operazioni di ricerca: la situazione del lago potrebbe cambiare nell'arco di qualche giorno, quindi si dovrebbe fare qualche tentativo nell'immediato. Ecco, questo sarebbe il nostro desiderio». Un desiderio - e una speranza - che si basa sui fatti e su quanto è stato sempre comunicato in maniera ufficiale alla famiglia: Sara si trova lì, nel lago, e verosimilmente proprio nell'area dove è stata fiutata dai cani.

«Noi, visto quello che ci è stato detto e visti tutti gli indizi e le perizie che ho letto e riletto, siamo convinti che la nostra Sara sia lì. Capiamo eventuali difficoltà, ma se è stato fatto trenta ora si potrebbe fare trentuno...».

Guardando il lago di Santa Giustina in questi giorni, effettivamente, si nota come il livello delle acque si sia abbassato in maniera piuttosto netta e clamorosa. Ciò non significa che l'operazione di ricerca sarebbe facile, perché i tentativi precedenti hanno fatto emergere la grande difficoltà di lavorare in un fondale melmoso e con la visibilità ridottissima. Ma la famiglia della ginecologa scomparsa il 4 marzo 2021 non demorde e prova a spingere per un altro tentativo, vista la situazione particolarmente favorevole.

Una spinta che arriva anche dall'opinione pubblica: in Trentino, a Forlì, ma anche in tutta Italia il caso di Sara Pedri è diventato un "fenomeno" sociale, capace di catalizzare l'attenzione - e l'affetto - di tantissime persone. Mentre in tribunale si discute (lunedì si è chiuso l'incidente probatorio), parenti, amici e i tanti che si sono affezionati alla dottoressa incrociano le dita affinché si possa avere la certezza che Sara è nel fondale del lago, con la famiglia che potrebbe così avere una tomba sulla quale piangere.