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TRENTO. Acque Trentine - Comitato permanente di difesa delle acque del Trentino si schiera contro la delibera approvata il 7 agosto dalla Giunta provinciale sulla carenza idrica e sull'uso dell'acqua per l'irrigazione. Il provvedimento introduce infatti la possibilità di ridurre temporaneamente il Deflusso minimo vitale, cioè la quantità minima di acqua che deve essere lasciata nei corsi d'acqua.
«Si chiama minimo vitale. Sotto non c'è un margine: c'è la morte», attacca il Comitato. Secondo Acque Trentine, quella quantità d'acqua serve a garantire la sopravvivenza dell'ecosistema del torrente e non dovrebbe quindi essere ridotta. Il Comitato ricorda inoltre che una decisione simile era già stata presa nel 2022 e accusa la Provincia di rispondere ancora una volta alla scarsità d'acqua con un provvedimento temporaneo anziché con interventi strutturali.
Nel documento vengono evidenziati anche i possibili effetti sui torrenti. Secondo il Comitato, quando l'acqua è già poca, ridurre ulteriormente il rilascio può frammentare il corso d'acqua in pozze isolate, rendendo più difficile la sopravvivenza di pesci e altri organismi. Meno acqua può inoltre significare temperature più elevate e una minore quantità di ossigeno, con conseguenze particolarmente pesanti per specie come trota fario, trota marmorata e salmerino.
Acque Trentine critica anche il sistema previsto per l'applicazione della misura. Secondo quanto riportato nel documento, per i corsi d'acqua inseriti nell'Allegato A il Consorzio misura o stima la portata, valuta il proprio fabbisogno, stabilisce il nuovo rilascio, lo applica e ne dà comunicazione. Il Comitato chiede invece controlli pubblici e indipendenti, sostenendo che sia necessario evitare la messa in secca, anche temporanea, dei corsi d'acqua.
Tra le alternative indicate c'è il maggiore ricorso ai rilasci dai serbatoi idroelettrici prima di intervenire sul minimo vitale dei torrenti. Il Comitato chiede inoltre di ridurre gli sprechi, migliorare l'efficienza dell'irrigazione e intervenire sulla capacità del territorio di trattenere l'acqua. Tra le proposte figurano la ricarica delle falde, il recupero delle zone umide, la riqualificazione dei fiumi e un maggiore utilizzo delle acque reflue depurate per l'irrigazione.
La richiesta principale di Acque Trentine è la revoca immediata della delibera. In alternativa, il Comitato domanda la sospensione del provvedimento e un riesame con regole più severe, controlli continui sulla situazione dei corsi d'acqua e il divieto di ridurre i rilasci nei casi considerati più delicati.
Per il Comitato, infine, il ripetersi delle situazioni di siccità dimostra la necessità di cambiare strategia. «Un evento che si ripete ogni anno non è un'eccezione: è il clima», si legge nel documento. Acque Trentine ribadisce quindi il proprio no alla riduzione del minimo vitale e annuncia di riservarsi la possibilità di agire nelle sedi amministrative, giudiziarie ed europee per la tutela dei corsi d'acqua trentini.


