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TRENTO. Il "caso Savoi" esce dalla porta per rientrare dalla finestra: a poche settimane da una sorta di forzata archiviazione in Consiglio provinciale (era il 24 marzo scorso), ieri il Consiglio regionale, chiamato a discutere su una ventina di mozioni e ordini del giorno, è partito in salita per il consigliere leghista, già dimessosi da Presidente della compagine salviniana, ma pienamente operativo come consigliere sia in Provincia che in Regione, dove ha anche l'incarico di segretario questore.
Con una lettera dedicata, un nutrito gruppo di consiglieri ha chiesto le dimissioni di Savoi, a causa del post su Facebook con cui commentava la fuoriuscita di due consigliere dalla Lega a Fratelli d'Italia con parole estremamente sessiste ed offensive. Il documento, all'attenzione del presidente del consiglio regionale Roberto Paccher (e per conoscenza anche al presidente della regione Arno Kompatscher e al vicepresidente Maurizio Fugatti), ritiene la presenza di Savoi «inaccettabile».
I sedici firmatari (Brigitte Foppa, Lucia Coppola, Riccardo Dello Sbarba, Hanspeter Staffler, Sandro Repetto, Ugo Rossi, Ulli Mair, Maria Elisabeth Rieder, Sara Ferrari, Paul Köllensperger, Franz Ploner, Alex Ploner, Diego Nicolini, Peter Faistnauer, Myriam Atz Tammerle, Paolo Zanella) scrivono: «Il Consigliere regionale della Lega Alessandro Savoi di recente si è espresso pubblicamente con parole intollerabili, definendo le sue colleghe Ambrosi e Rossato (che sono passate dalla Lega a Fratelli d'Italia) "troie". Savoi è membro dell'Ufficio di presidenza come Segretario questore e nella sua funzione siede a ogni seduta al fianco del Presidente. Rappresenta così ufficialmente l'intero Consiglio regionale. Dopo una tale esternazione riteniamo non sia più tollerabile. Chiediamo quindi al Consigliere Savoi di dare le dimissioni da Segretario questore dell'Ufficio di presidenza. L'odio non è un'opinione. Il Consiglio regionale ha bisogno di politiche e politici seri».
Il dibattito, a questo punto, si è trasformato in una sorta di partita a ping pong, con il presidente Paccher (Lega) che ha continuato a ribadire come l'argomento non fosse all'ordine del giorno e non se ne potesse parlare, e i vari consiglieri che ribadivano come Savoi non sia «un privato cittadino, ma un rappresentante del Consiglio che ha usato parole abominevoli» (Foppa), un «esponente di una cultura discriminatoria che ha infangato le istituzioni» (Ferrari); che «per ragioni di dignità servono le dimissioni» (Dello Sbarba); che quelle del consigliere sono «parole d'odio» (Zanella); che «è necessario affrontare la questione» (Rieder); che «non si trattava solo dell'offesa a due consigliere, ma del decoro dell'intero consiglio» (Coppola).
Paccher ha più volte dato e tolto la parola, giustificando il suo operato con la necessità di «tenere ordine nei lavori consiliari».
Dichiarazioni che però hanno indispettito Foppa, secondo cui «invece che ordine si è creato disordine», e che «le uniche parole che vanno fermate sono quelle che ledono la dignità delle persone».
Chiamato direttamente in causa, Alessandro Savoi ha finalmente preso la parola, spiegando di aver «chiesto scusa a tutti e a tutte», di aver fatto un «post sbagliato», e che comunque lui va «a testa alta», «orgoglioso di non aver mai tradito». Quanto alle dimissioni, «non se ne parla assolutamente». Parole molto chiare, ovviamente, a cui hanno risposto alcuni consiglieri cercando di fare un appello alla maggioranza, e sottolineando come «alle dimissioni da presidente della Lega a causa dell'imbarazzo provocato, avrebbero dovuto seguire anche quelle da consigliere» (Tonini).
Il consiglio regionale è dunque proseguito con l'approvazione del primo punto all'ordine del giorno, ovvero la sostituzione di Lorenzo Ossanna con Carlo Vettori, entrambi del Patt, all'interno della Prima commissione legislativa (poiché Ossanna era stato nominato assessore), con un minuto di silenzio in memoria di Carlo Willeit consigliere in carica dal 1993 al 2003, e con la ratifica del passaggio di Ugo Rossi dal Patt al Gruppo misto e di Katia Rossato dalla Lega a Fratelli d'Italia.
Ma poi il tema è tornato sul "caso Savoi". E tra Alex Marini, che ha cercato di trovare gli articoli del regolamento «a tutela della onorabilità dei consiglieri», e Hanspeter Staffler che sottolineato quanto fosse importate almeno « confrontarsi con la questione Savoi», la discussione si è poi conclusa con un nulla di fatto. Non senza qualche tensione e siparietto a gamba testa: «Savoi, ti vedo carico, hanno riaperto i bar» il commento sopra le righe di Marini.
Ma il nodo è solo rimandato: uno dei prossimi appuntamenti riguarda dunque il cambio delle cariche a metà mandato e da più parti è emersa l'intenzione di riprendere in mano il tema.


