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. Le ondate di caldo di questa rovente estate 2026 stanno facendo ingiallire i boschi. Lo avete notato? Da qualche settimana i versanti sono punteggiati da chiome fra l'arancio e il giallo. I 35°, 36° raggiunti quasi ogni giorno stanno facendo esplodere il fenomeno. Giulia Tomasi, botanica e biologa ambientale della Fondazione Museo Civico di Rovereto e accompagnatrice di media montagna, spiega la situazione.
Il motivo dell'ingiallimento sta tutto nelle ondate di calore?
Sì, è dovuto alla combinazione di temperature massime da record per durata, associate a periodi di siccità. Un mix che mette a dura prova la sopravvivenza di molte specie arboree, soprattutto quelle che nelle zone collinari formano i boschi più esposti al sole.
Quali sono gli effetti più importanti?
A bassa quota, carpino nero (Ostrya carpinifolia) e orniello (Fraxinus ornus), che formano i cosiddetti orno-ostrieti, appaiono quasi bruciati, di colore marrone o arancio. Sembrano, in sostanza, già in autunno. La siccità si nota in tutto il territorio, in Vallagarina e in Val d'Adige, ma salendo di quota si possono trovare anche faggi con le foglie già secche.
E si tratta di un essiccamento temporaneo o definitivo?
Un albero, a differenza di noi umani, è costretto a stare immobile sotto la radiazione solare. Perdere le foglie è un meccanismo di difesa estremo per non morire disidratati. Per salvare il tronco e l'apparato principale, le latifoglie decidono di "chiudere i rubinetti" e sacrificare le foglie, anticipando l'autunno. Ecco il perché di foglie ingiallite, con margine arricciato o con lamina completamente seccata.
Il processo è reversibile per gli esemplari adulti e in salute: la pianta sta anticipando l'entrata nel periodo di riposo dove sospende la fotosintesi fogliare, ma è chiaro che stress ripetuti anno dopo anno limitano le possibilità di sopravvivenza a lungo termine. Il discorso cambia per gli individui giovani o già cagionevoli, che potrebbero non riprendersi più.
Da botanica, hai curato osservazioni sul cambiamento climatico ma anche tanti lavori sulle specie erbacee. Come vedi i nostri pascoli?
Anche per prati e pascoli vale lo stesso discorso. Soffrono la siccità e con essi anche gli animali d'alpeggio, che oggi si trovano a dover brucare l'erba secca. Parlando di piante erbacee, tra le specie che soffrono di più il calore e i picchi termici vi sono quelle che crescono fra le rocce.
Tra le più a rischio, gli endemismi nelle loro stazioni di crescita di quota più bassa come la Saxifraga tombeanensis, protetta a livello europeo dalla direttiva 43/92 habitat e inserita nella lista rossa del Trentino per la sua rarità. Dagli studi e dai monitoraggi che stiamo facendo come sezione di botanica del Museo Civico di Rovereto, il nuovo clima sta portando a rischio di estinzione anche specie tipiche degli ambienti di valletta nivale.
Fra le specie che si stanno estinguendo sul monte Baldo, ad esempio, ci sono l'arabetta celeste (Arabis caerulea) e la Saxifraga androsacea, ma anche legnose come il salice a foglie di serpillo (Salix serpyllifolia), un arbusto nano dell'Europa meridionale. E pure l'ontano verde (Alnus viridis), tipico dei canaloni valanghivi esposti a nord, si sta estinguendo localmente.
Come saranno i boschi del Trentino in futuro? Come cambierà l'orno-ostrieto?
Caldo e siccità avvantaggiano le specie mediterranee, che avranno sempre più importanza nella flora trentina. Si assisterà inoltre ad un processo di laurofilizzazione: i boschi di latifoglie decidue, che cioè perdono le foglie in inverno, vengono progressivamente invasi e trasformati da piante arbustive e arboree sempreverdi a foglie larghe, spinose o coriacee.
C'è un'avanzata dell'alloro (Laurus nobilis) accompagnato da altre piante esotiche invasive come il lauroceraso (Prunus laurocerasus), il ligustro lucido (Ligustrum lucidum), il bambù e la palma di Fortune (Trachycarpus fortunei). Nel basso Trentino questo processo è ben visibile già ora ed è destinato a risalire verso nord.


