TRENTO. Per Cgil, Cisl e Uil è grave che la Giunta abbia permesso agli enti locali di aumentare il peso delle tariffe sulle famiglie senza fare nulla. Si stima siano quasi 20mila i nuclei colpiti. Ed ora si avvantaggiano i redditi più alti penalizzando il lavoro femminile.

Le modifiche apportate dalla Giunta provinciale all’Icef non convincono i sindacati. Il nuovo indicatore, rivisto lo scorso anno per volere dell’esecutivo, fin da subito aveva mostrato non poche criticità che Cgil, Cisl e Uil avevano più volte evidenziato.

Con la rimodulazione delle deduzioni infatti, un numero consistente di nuclei familiari ha subito una riduzione dei sostegni o un aumento delle tariffe perché i nuovi criteri penalizzano soprattutto le famiglie con due redditi, le famiglie numerose e i redditi delle fasce più basse. Con la beffa di scoprire oggi che neppure i minimi correttivi sono stati adottati dagli enti locali. «Comuni e comunità avrebbero dovuto innalzare le soglie Icef, ma oggi scopriamo che non lo hanno fatto. Eppure la Giunta Fugatti non ha mosso un dito per evitare che a pagare fossero le famiglie», denunciano i sindacati confederali.

Per le sigle sindacali potrebbero essere stati circa 20000 i nuclei che hanno dovuto pagare per un anno intero tariffe di nido e mensa più alte del dovuto. «Su questo fronte ci riserviamo iniziative specifiche a tutela delle famiglie. Quello che fino ad oggi non ha fatto la Giunta provinciale», affermano. Secondo i sindacati le modifiche annunciate per il 2026 non risolveranno nessuno dei problemi creati dalla riforma dell’Icef famiglia dello scorso anni. «Le proposte di piazza Dante non vanno nella direzione di produrre una maggiore equità, ma al contrario finiscono per premiare solo chi gode di migliori condizioni economiche soprattutto sul fronte patrimoniale e le partite Iva, invece di intervenire con una misura di reale equità, ovvero l’indicizzazione dell’Icef al costo della vita», dichiarano le tre associazioni di categoria. Resta sbagliato infine non reintrodurre meccanismi di detrazione sufficienti per il reddito da lavoro femminile. «A parole si dice di voler incentivare l’occupazione delle donne, poi nei fatti le famiglie dove entrambi i genitori lavorano vengono penalizzate. Questo vuol dire anche servizi di conciliazione più costosi, un cortocircuito per una giunta che vuole sostenere la natalità», sostengono.

Le organizzazioni sindacali concludono ricordando di aver chiesto un incontro urgente all’assessore Achille Spinelli per verificare l’impatto del nuovo Icef sull’Assegno Unico provinciale per i figli minori, senza mai aver ricevuto risposta.