TRENTO. Qualità. Del servizio offerto ai cittadini, ma anche della propria vita personale. Il punto non sono i soldi - o almeno non solo - ma avere un'organizzazione che sia efficace ed efficiente, appunto sia per i pazienti sia per chi le prestazioni sanitarie le eroga ogni giorno. L’altra mattina all'ospedale Santa Chiara l'assemblea sindacale della dirigenza medica, veterinaria e sanitaria è stata molto partecipata, con l'auditorium gremito e quasi tre ore di discussione dense, con tantissime domande e richieste.

A convocare l'appuntamento sono stati i sindacati dell'area dirigenziale del comparto sanità, Aaroi Emac, Anaao Assomed, Cimo Fesmed, Fassid, Fvm, con i rappresentanti Mjriam Sanò, Sonia Brugnara, Irene Leonardi, Luca Filetici, Giorgio Temporin, Fulvio Campolongo e Marco Scillieri. Motivo principale, ma non unico, della convocazione, la nota arrivata nelle scorse settimane dall'Azienda sanitaria con l'obbligo generalizzato, a decorrere dall'1 maggio, dello svolgimento di due ore settimanali aggiuntive per i dirigenti sanitari dipendenti della stessa Asuit. Un diktat giunto senza il necessario confronto con la parte sindacale e con gli stessi primari in difficoltà nella gestione della turnistica del proprio personale. I sindacati hanno inviato una diffida ad Asuit, oltre a richieste di spiegazioni, per ora rimaste senza risposta.

A introdurre la situazione è Luca Filetici di Aaroi Emac: «Il contratto collettivo che abbiamo firmato in Apran rappresenta una cornice. Poi è previsto l'accordo decentrato con l'Azienda sanitaria, nel quale declinare quanto stabilito dal contratto. Forse per fretta, Asuit non ha atteso gli incontri ed emanato le proprie indicazioni che, secondo noi, sono in disaccordo con quanto previsto: diciamo che si è trattato di una loro interpretazione e, voglio pensare, di un eccesso di zelo e di fretta nell'inviare la comunicazione. A fronte di tante richieste di spiegazioni e delucidazioni ci è sembrato corretto dire "fermi tutti" e convocare i colleghi». E la risposta è stata massiccia, a dimostrazione di come il tema sia di grande interesse. D'altra parte ogni lavoratore di qualsiasi settore vuole sapere il proprio orario di lavoro, cosa deve fare, come e quanto viene compensato. Come accennato è emerso in maniera chiara come i medici trentini siano "a caccia" di qualità e non di qualche euro in più in busta paga, fermo restando che il lavoro va sempre compensato in maniera adeguata. E se il loro lavoro sarà di qualità, ne beneficeranno tutti, a partire dai cittadini. «Il problema sono gli orari di lavoro - spiega Mjriam Sanò di Anaao Assomed -: la nota di Asuit lasciava intendere che le ore settimanali fossero passate da 38 a 40. Inoltre c'è un ruolo sindacale da rispettare, perché le decisioni vanno trattate e condivise in sede di contrattazione decentrata. Per noi, ed è emerso anche dalle tante domande durante l'assemblea, è importante sapere come viene organizzato il lavoro e come possiamo svolgere la nostra attività sanitaria in maniera riconosciuta. E nell'orario sono previste anche delle ore non assistenziali, da dedicare allo studio e alla ricerca, che sono fondamentali per noi medici. Tanto più in un'Azienda diventata universitaria».

Sonia Brugnara della Federazione Cimo-Fesmed è chiara: «Ci sono state interpretazioni unilaterali da parte di Asuit sugli orari di servizio, ed è stato necessario fare chiarezza. Ora attendiamo il tavolo di contrattazione decentrata con l'Azienda per definire la situazione: il punto della questione non è prettamente economico, ma al centro c'è la qualità del nostro lavoro, che si traduce in un miglioramento delle prestazioni e, di conseguenza, della salute delle persone».

«Dal punto di vista economico il contratto che abbiamo firmato rappresenta un buon passo in avanti - sottolinea Giorgio Temporin di Fassid Fvm - e questo può essere utile in chiave attrattività. Ora al centro c'è l'organizzazione del lavoro: c'è stato un intervento a gamba tesa e noi abbiamo detto stop, chiedendo rispetto delle regole. Ma semplicemente perché vogliamo una sanità di qualità. E riguardo alle polemiche dei giorni scorsi sui tempi delle visite, diciamo che non si riducono le liste d'attesa riducendo i tempi clinici di visita dei pazienti». Ancora Fulvio Campolongo di Anpo: «Un aspetto importante è quello dell'esigibilità. Non solo per i dirigenti medici ma anche per i direttori ci sono strumenti per la programmazione e l'organizzazione del lavoro. Credo che i sindacati in ambito sanitario siano importanti se portano risultati per i dirigenti medici, perché poi loro portano risultati per la salute: un medico che opera in una buona organizzazione migliora la qualità delle cure. E deve poterlo fare in ospedali sostenibili che producano salute».