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TRENTO. L'ultima parola la dirà il giudice sportivo del Comitato trentino della Federazione italiana giuoco calcio quando, giovedì prossimo, emetterà il suo verdetto rispetto a quanto accaduto domenica a Roncone, sul finire del match di Prima categoria tra Alta Giudicarie e Gardolo.
Ma intanto in Federazione ci si è già mossi, dopo che il Gardolo ha deciso di abbandonare anzitempo il campo come gesto di solidarietà nei confronti di Hans Rodriguez, il giocatore di colore preso di mira dal capitano della squadra avversaria, Fabiano Vettori, con insulti razzisti e il verso della scimmia.
«Stamattina - racconta il presidente della Figc trentina, l'avvocato Stefano Grassi - ho già sentito i presidenti delle due società, che domenica non erano presenti sul campo da gioco. E so che si sono sentiti tra di loro, un aspetto positivo perché dimostra che non c'è la volontà di svicolare rispetto a quanto accaduto. Ovviamente sono molto dispiaciuto per quanto successo. I due dirigenti mi hanno chiesto di poter aver un incontro nella sede della Federazione e io ho offerto subito la mia disponibilità anche perché, se non l'avessero domandato loro, l'avrei proposto io. Ma prima dobbiamo attendere il verdetto del giudice sportivo che si baserà su quanto ha scritto l'arbitro nel referto. Serve una decisione ufficiale e poi, a bocce ferme, ci confronteremo e faremo una riflessione su quanto accaduto. A quello ormai non possiamo più porre rimedio, tutti possono sbagliare anche se sono errori che sarebbe preferibile evitare. Importante è trarre un insegnamento perché episodi simili non si verifichino più».
L'arbitro avrebbe potuto sospendere la partita di sua iniziativa?
«Lo può fare se gli insulti razzisti provengono dagli spettatori, dopo aver dato un avvertimento pubblico. Ma se i colpevoli sono i giocatori, l'arbitro può soltanto prendere provvedimenti nei confronti dei colpevoli, come accaduto domenica a Roncone».
E come Federazione cosa state facendo per contrastare questi fatti odiosi?
«Proprio lo scorso 27 ottobre avevamo tenuto una riunione della Consulta, in cui ci sono molti presidenti e dirigenti di società, in cui, come primo punto all'ordine del giorno, si è discusso su come migliorare il comportamento di tutte le parti in causa. Noi abbiamo chiesto alla società di farsi parte attiva con gli allenatori, che hanno il contatto diretto con i giocatori per tutta la settimana, perché trasferiscano loro il messaggio sull'importanza di rispettare avversari e arbitro. Certo, ai ragazzi bisogna insegnare come stoppare la palla e come tirare in porta ma prima di tutto è necessario formare dei bravi ragazzi. E alle società abbiamo chiesto di coinvolgere in questo percorso i genitori per evitare che in campo ci si rispetti ma in tribuna accada poi tutt'altro».
Quello del comportamento dei genitori è un altro tasto dolente. Il suo collega, il presidente della Federcalcio altoatesina Klaus Schuster, ha minacciato di ordinare la disputa delle partite a porte chiuse se in tribuna continueranno a ripetersi insulti da parte dei genitori agli arbitri.
«Per questo serve un patto comune con le società. So che alcune hanno adottato dei codici etici, iniziativa lodevole. Nelle partite dei campionati giovanili gli arbitri spesso sono coetanei dei giocatori. Sono appena formati ed è normale che inizino da lì. Può essere che qualcosa sfugga loro di mano ma è responsabilità delle società aiutarli nel loro compito. Di recente un giovane arbitro mi ha confessato di aver commesso un errore ma di essere stato rassicurato e incoraggiato ad andare avanti dall'allenatore della squadra danneggiata. Questo è l'atteggiamento giusto».


