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TRENTO. Nel corso dei suoi 25 anni di lavoro al S.Chiara il cardiochirurgo Angelo Graffigna, dal 2002 direttore dell'unità operativa di Cardiochirugia, ha "aggiustato" più di 6 mila cuori. A fine dicembre questo professionista, originario della Liguria ma amante delle montagne trentine, smetterà di lavorare nelle sale operatorie del S. Chiara.
Andrà in pensione a 64 anni, o ha semplicemente deciso di lasciare l'Azienda sanitaria trentina?
Approfitto della mia età per abbracciare l'istituto della pensione, poi ci saranno altre iniziative tra qui e la Liguria che mi vedranno ancora in campo.
Quindi non è ancora tempo di appendere il camice?
Appendere non penso.
La ritroveremo, come molti suoi colleghi, a lavorare nel privato o nel privato accreditato?
Privato inteso come privato puro non esiste in cardiochirurgia. Esiste il privato accreditato deputato ad effettuare prestazioni di cui il paziente può usufruire sempre nell'ambito del servizio sanitario.
Ed è qui che la ritroveremo quindi?
Possibile che questa sarà la mia strada. Il convenzionato tra Trentino e Alto Adige non è maturo per poter ospitare un'attività cardiochirurgica, ma ci saranno altre sedi dove potrò applicare la mia esperienza.
Qualche anno fa il problema della cardiochirurgia in Trentino era l'esiguo numero di posti letto in rianimazione e quindi le lunghe liste d'attesa. Oggi come è la situazione?
Nel 2010 ho provveduto ad far effettuare un'importante ristrutturazione della cardiochirurgia che ha portato alla creazione di 8 posti letto di terapia intensiva e 4 di post intensiva e questa è stata la mossa che ha permesso di risolvere il problema che c'è stato nei primi 10 anni della nostra attività. Tra il '90 e il 2000 avevamo grosse difficoltà di risposta in termini di posti letto in rianimazione. I problemi sono stati risolti con la ristrutturazione di cui sono particolarmente orgoglioso, perché la pianificazione l'ho pensata io e questo ha consentito di avere un reparto, negli anni del Covid, capace di rispondere alle nuove esigenze. Il nostro reparto di degenza, infatti, era stato ristrutturato per avere tre kw per posto letto e questo ha permesso di trasformarlo in una rianimazione.
Ci sono nuovi farmaci, nuove tecniche, in che direzione sta andando la cardiochirurgia?
In questi 25 anni di lavoro a Trento ho visto trasformarsi sia la cardiologia che la cardiochirurgia. Allo stato attuale il sistema cardiovascolare si è evoluto in modo molto sofisticato. Un tempo i cardiologi facevano i cardiologi, i cardiochirurghi i cardiochirurghi e chirurghi vascolari i chirurghi vascolari, ora c'è un'importantissima tendenza alla collaborazione e all'integrazione di queste tre attività cardiovascolari. Per cui la cardiologia ha sviluppato tutta una serie di tecniche che hanno permesso, ad esempio, di affrontare per prima la malattia coronarica, poi tutta una serie di valvulopatie come quella aortica, che adesso, nei casi selezionati, può essere trattata per via transcatetere e contemporaneamente la cardiochirurgia si è avviata verso un'attività di tipo mininvasivo che consente di trattare certe valvulopatie con tecniche che prevedono incisioni piccole e che hanno un impatto notevolmente inferiore sul decorso dei pazienti. Inoltre c'è un'importantissima collaborazione con la chirurgia vascolare per i grandi aneurismi aortici.
Quindi per voi cardiochirurghi c'è meno lavoro?
La cardiochirurgia negli ultimi anni si occupa molto meno di casi semplici e sempre più di casi complessi e questo sta a significare che casi che una volta era difficile pensare di trattare o che si potevano trattare con un rischio elevato, adesso sono riconducibili a una soluzione chirurgica o ibrida. Ci sono certe condizioni che consentono di essere trattate con tecnica cardiologica e tecnica cardiochirurgica, per ciascuno degli aspetti della cardiopatia.
È aumentata anche l'età dei pazienti su cui intervenite?
Una volta, quando c'era un paziente estremamente anziano con un aneurisma importante dell'aorta toracica ci si pensava con grande attenzione se operarlo o meno. Adesso si può utilizzare contestualmente o in tempi successivi una tecnica chirurgica e una tecnica transcatetere per effettuare una correzione completa di un aneurisma esteso.
Anche a che età?
Non è un tabù operare anche un grande anziano di 80 anni.
C'è un intervento di cui va particolarmente fiero?
C'è una cosa che ancora mi commuove. C'è stato un caso di cooperazione interregionale nel quale ci è stato chiesto di rianimare una bambina che era finita in torrente dalle parti di Cortina d'Ampezzo, che non poteva essere portata in Veneto per questioni meteo. È stata da noi sottoposta a una lunga circolazione extracorporea, poi a un'assistenza rianimatoria molto accurata e che a distanza di un anno dall'intervento è venuta a trovarci e ci ha portato il suo splendido sorriso.
La delusione più cocente invece?
Più che altro è un impegno che non mi vede più con le energie sufficienti per portarlo a termine. Il Covid ci ha spento per due anni. Noi siamo stati un centro con tanti riferimenti, nel Bellunese e nell'Alto Adige. La pandemia ci ha costretto ad annullare la nostra attività, se non per l'emergenza. Questo ha distrutto la cardiochirurgia che conoscevamo e dopo il Covid non è ancora avvenuta l'integrazione con Bolzano che ci era molto cara e che secondo me è l'obiettivo fondamentale a cui deve mirare la politica sanitaria, ossia creare una cardiochirurgia regionale.
Dopo la pensione tornerà nella sua terra baciata dal mare e lascerà il freddo e le nostre montagne?
Io a dire il vero tra le montagne mi trovo benissimo, mi sono trasformato da navigatore ad agricolo e apprezzo molto le montagne con tutto quello che ne deriva, ivi compresa la caccia. Mi trovo bene qui. C'è un paradosso. Io sono nato a Chiavari e il dottor Martinelli che mi ha preceduto, a Calceranica. Io ho retto la cardiochirurgia a Trento e lui ha retto quella di Rapallo, a 10 chilometri da casa mia. Chissà. Il Trentino è una terra che ormai mi appartiene, ma avendo parenti e figli in Liguria farò un po' qui e un po' là.
In che stato lascia la cardiochirurgia del Santa Chiara?
Sarà in buone mani?Siccome non è improvvisa la decisione di terminare la mia attività lavorativa ordinaria, ho provveduto da tempo ad addestrare delle persone che siano in grado di effettuare interventi, in particolare il dottor Motta, che è un grandissimo professionista e che ha effettuato più di 5 mila interventi. Dunque dal punto di vista tecnico è estremamente formato, e anche dal punto di vista manageriale è considerato il problem solver della cardiochirurgia di Trento dopo il sottoscritto. Quindi credo ci sia lo spazio affinché la continuità con quella che è stata questa esperienza splendida possa continuare.


