TRENTO. Alle ore 16 di oggi, sabato 13 gennaio, piazza Pasi a Trento ha accolto l’iniziativa «Uomini contro la violenza di genere: un appello all’azione», momento di riflessione sociale (e corale) da parte degli uomini trentini a fronte della piaga rappresentata dai femminicidi. In memoria di Ester Palmieri, uccisa dall’ex compagno Igor Moser (poi toltosi la vita) a Valfloriana,  

Tante le autorità presenti, oltre ai cittadini, che hanno risposto alla chiamata di Marco Buiatti, dal sindaco di Trento Franco Ianeselli accompagnato dai consiglieri comunali, alle parlamentari Sara Ferrari e Michela Calzà del Pd. Presente anche il presidente della Cooperazione Trentina, Roberto Simoni

«In Italia, ogni tre giorni un uomo uccide una donna con cui ha un legame familiare e/o affettivo. Nella grande maggioranza dei casi, l’uomo è o è stato partner della donna e la uccide per impedire che quest’ultima eserciti la propria libertà (di lasciarlo, di realizzarsi, di condurre una vita autonoma). Questo tipo
di omicidio è così diffuso e si ripete così uguale se stesso che è stato definito con un neologismo: femminicidio».

«I femminicidi sono la punta di un enorme iceberg: una donna su tre ha subito nel corso della sua vita almeno un atto di violenza fisica o sessuale, quasi una su due violenza psicologica o economica (Istat, Indagine sulla sicurezza delle donne, 2014), e gli attori della violenza sono sempre uomini, tantissimi uomini. Il problema della violenza sulle donne è quindi prima di tutto un problema degli uomini. Purtroppo, questo problema è figlio di una cultura patriarcale alimentata - nella nostra società - da ancora troppi uomini, fondata su un’arcaica nozione di superiorità e di possesso dell’uomo sulla donna che si riflette nella ancora diffusa dominazione maschile nei ruoli di potere, all’interno delle famiglie e nell’immaginario collettivo, dove le donne sono rappresentate troppo spesso come oggetto del desiderio maschile».

«Siamo in molti uomini a rigettare questa cultura e a sostenere invece una concezione paritaria della relazione donna-uomo, fondata sul rispetto e la valorizzazione reciproca. Siamo però consapevoli che fino ad oggi a questa posizione abbiamo fatto seguire raramente un’adeguata reazione e crediamo che questa diffusa omertà maschile sia stata spesso garanzia di impunità per gli uomini violenti. È quindi ora di agire, di urlare pubblicamente che la discriminazione e la violenza di genere sono un fenomeno
da sradicare perché mina le radici stesse della nostra comunità. Ci assumiamo la responsabilità di contrastarlo, in alleanza con le donne, con tutti i mezzi a nostra disposizione».

«Proprio per rendere la nostra posizione più visibile, chiara e riconoscibile, questo appello è proposto da soli uomini.
Cosa possiamo fare? Prima di tutto, chiediamo agli uomini di prendere consapevolezza del problema in tutti i suoi aspetti, ascoltando le esperienze delle donne, la loro prospettiva e le loro fortissime richieste di cambiamento. A partire da questa consapevolezza, chiediamo di contrastare la discriminazione di genere e di promuovere la parità di genere in tutti gli ambiti che frequentiamo quotidianamente, nei luoghi di lavoro e di potere, nei nostri rapporti sociali e all’interno delle nostre stesse famiglie.

«Infine, per affrontare il problema con un’azione concreta e immediata sul nostro territorio, ci appelliamo alla Provincia di Trento con una richiesta specifica riguardante l’educazione. Al fine di “prevenire e combattere la violenza contro le donne”, il Consiglio d’Europa individua il ruolo centrale del sistema educativo, raccomandando di inserire nei programmi scolastici argomenti quali la parità tra donne e uomini, il contrasto agli stereotipi di genere e la risoluzione pacifica dei conflitti interpersonali (Convenzione di Istanbul del Consiglio Europeo, Art. 14, 2011)».

«Nello stesso spirito, qualche anno fa, la Provincia di Trento si è fatta promotrice di una sperimentazione esemplare e all’avanguardia, nata da una collaborazione con l’IPRASE e con il Centro Studi Interdisciplinari di Genere dell'Università di Trento: i “percorsi di educazione alla relazione di genere”, finalizzati a smontare gli stereotipi di genere per costruire in maniera autentica e positiva la relazione con l’altro genere».

«Questo progetto, diventato rapidamente un modello a livello nazionale, è stato sospeso indefinitamente nel 2018 dalla Giunta Provinciale eletta poche settimane prima. Il nostro appello è quindi il seguente: come azione concreta per contrastare la violenza sulle donne, chiediamo alla Provincia di Trento che vengano riattivati al più presto i percorsi di educazione alla relazione di genere e promossi capillarmente in tutte le scuole sul territorio provinciale, nella prospettiva di renderli strutturali».


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