TRENTO - Sorpresa no, ma preoccupata sì. Giulia Tomasi, psicologa e psicoterapeuta, da tempo si occupa (anche) di patologie legate al gioco d’azzardo presso l’associazione Ama - Auto Mutuo Aiuto - di Trento. E dopo aver letto gli impressionanti numeri sulla spesa in Trentino nel 2024 per scommesse, slot machine, lotterie, giochi online, analizza e commenta la situazione.

Prima reazione di fronte agli 851 milioni di euro bruciati in Trentino nel 2024, in crescita del 5%?
Non di sorpresa, perché di fatto confermano quello che vediamo nel nostro lavoro ad Ama. Ma certamente vedere scritte quelle cifre enormi impressiona e preoccupa. E l’aumento deve far riflettere: eravamo rimasti a circa 1.800 euro pro capite, ora sono 2.000: quei soldi significano grossi problemi per tante persone e tante famiglie, ma anche per la società e l’economia.

La fetta del gioco telematico cresce in maniera particolare.
Esatto, infatti credo che l’aumento, generale e pro capite, sia legato proprio alla crescita del gioco online. Ecco, per quella tipologia non si usa più il termine azzardo, ma si parla di “gioco” e di “giocare responsabilmente”. Questo non fa percepire alle persone i rischi e i pericoli che si sono. Soprattutto per i giovani.

Proprio la fetta di popolazione giovane è quella più attratta dall’online.
Sì, e tra i 15 e i 30 anni il problema è davvero grosso. L’azzardo inizia a essere percepito come un fenomeno di nicchia, legato a un anziano su uno sgabello nascosto in un bar che gioca alle slot machine. Invece anche le scommesse sportive e i giochi online sono azzardo. E sono molto più difficili da controllare, non hanno orari e non sono percepiti come pericolosi. Si abbassa la soglia di ingresso in questi mondi e uscirne è complicato. Inoltre sono pubblicizzati molto: pensiamo tra i primo e secondo tempo delle partite, quando belle ragazze o ex atleti, quindi volti decisamente rassicuranti, sponsorizzano le agenzie di scommesse.

Più che pubblicità sono vere e proprie istigazioni al gioco, pur camuffate da informazioni e statistiche sportive.
Si tratta di un furbo escamotage: dietro a percentuali sui gol o sui corner o su giocatori più o meno in forma di fatto si invitano le persone a scommettere dei soldi.

E molti ci cascano?
Soprattutto ragazzini. Le scommesse sportive sono il settore che notiamo crescere di più. E puntare dei soldi diventa più importante di seguire l’evento sportivo: che siano allo stadio o davanti alla tv, tanti giovanissimi non guardano nemmeno la partita ma puntano su un corner o su un gol, esultando non per la propria squadra ma per i soldi vinti.

Detto che per i minorenni sarebbe illegale, qual è l’identikit di questi giovanissimi?
C’è una grossa fetta di sommerso nei dati, proprio legato ai minori. Tendenzialmente sono ragazzi che dopo le scuole professionali vanno a lavorare avendo i primi soldi dello stipendio a disposizione. Risorse che in parte usano per giocare. Ma non sognando in grande, non puntando alla maxi vincita che ti cambia la vita.

A cosa quindi?
Ad arrotondare, a rimpinguare un po’ lo stipendio. Tante scommesse da pochi soldi. Ma che poi si sommano e allora arrivano i problemi.

I dati sui singoli comuni sorprendono? Ce ne sono certi che raddoppiano la media provinciale.
A livello provinciale una riflessione è per i Comuni nelle aree che lavorano molto col turismo e nelle quali il turnover è alto: magari si lavora per 6 mesi, si ha poco tempo e si guadagna molto, e poi negli altri sei? Ecco che si inizia a giocare e le prime vincite rafforzano la dipendenza. Un tempo era così per i turnisti, che erano i più propensi a bruciare soldi nelle slot.

Impressiona leggere le cifre e pensare a tutto quello che si potrebbe fare con quei soldi.
I soldi bruciati dall’azzardo sono tolti alla “res publica” e rappresentano un impoverimento della popolazione, come se ci fosse un’inflazione più alta, perché tolgono potere d’acquisto alle persone. E per ogni ragazzo in difficoltà ci sono mamme, papà, fratelli, nonni che mettono ulteriori risorse per coprire i buchi.

Campanelli d’allarme e consigli?
Partirei dalla considerazione che questa è una piaga sociale e non individuale. Finché il gioco è collettivo ed è una piccola attività di svago sociale può essere controllata, il campanello d’allarme scatta quando si inizia a giocare di nascosto e da soli. Come per l’alcol: un aperitivo in compagnia ci sta, bere da soli, magari di primissima mattina, deve far scattare l’allarme.

I consigli?
Se un ragazzo di vent’anni chiede aiuti economici, anche se lavora, allora bisogna intervenire. Nel 90% dei casi sono le famiglie a chiedere un aiuto per prime nei problemi di dipendenza: quindi è normale preoccuparsi e non si aspetti a chiamare Ama. Il servizio è gratuito, lo si sfrutti al primo campanello d’allarme.