TRENTO. Un’altra estate durissima per i ghiacciai trentini, sempre più ridotti dalle temperature elevate e dalle scarse precipitazioni nevose. I primi rilievi del 2026 mostrano perdite di massa tra le più elevate degli ultimi anni, con valori particolarmente preoccupanti sull’Adamello-Mandrone, sul Careser e sul ghiacciaio de La Mare. Le misurazioni sono state condotte dalla Provincia, dalla Sat e dal Muse, con il contributo di altri enti scientifici.

Sul ghiacciaio del Mandrone la perdita media è stata di 2,90 metri di equivalente in acqua, il secondo peggior risultato della serie recente dopo il 2022. La lingua glaciale è arretrata di circa 265 metri negli ultimi tre anni e di oltre 500 nell’ultimo decennio. Vicino alla fronte la perdita ha raggiunto i 4,77 metri di equivalente in acqua. A pesare sono state le scarse nevicate e le temperature estive, con lo zero termico spesso oltre quota 4.800 metri.

Ancora più negativo il quadro del Careser, dove a maggio l’accumulo nevoso era inferiore del 35% rispetto alla media storica. Già all’inizio di luglio il ghiacciaio era completamente privo di neve residua. Il bilancio preliminare indica una perdita di 4 metri di equivalente in acqua, vicina al minimo assoluto registrato nel 2022, nell’ambito di una serie di misurazioni iniziata nel 1967.

Anche il ghiacciaio de La Mare ha perso l’intera copertura nevosa invernale e gran parte della neve accumulata negli anni precedenti. La perdita stimata è di 2,2 metri di equivalente in acqua, seconda soltanto a quella del 2022. Si tratta ancora di dati preliminari: il bilancio definitivo sarà elaborato nei prossimi mesi, ma i risultati confermano la forte sofferenza dei ghiacciai trentini.