TRENTO. «È sempre la solita solfa: Legambiente fa copia e incolla dei suoi report negli anni». È lapidaria Valeria Ghezzi, presidente degli impiantisti italiani, contro Legambiente.

Presidente, dunque lo studio di Legambiente non la convince?

«No, è la solita solfa, è il copia e incolla ogni anno. C'è una posizione preconcetta. Invece di vedere quello che lo sci porta alle comunità, invece di andare a fondo e capire quali sono le soluzioni migliori, si limita a condannare tout court, con valutazioni sulle quali mi permetto di dubitare».

Sotto accusa ci sono l'impianto di Bolbeno e quella della Panarotta…

«La Panarotta l'abbiamo fatta rinascere: è una colpa? E su Bolbeno chiedo: Legambiente preferisce chiudere i bambini in una piscina in città in una vasca piena di cloro, piuttosto che vederli in una palestra a cielo aperto? Noi accettiamo di metterci in discussione, ma se non ci sono preconcetti».

L'assessore Failoni dice che i bilanci del 2025 degli impianti sono tutti in attivo. È così?

«Il nostro settore va molto bene, siamo contenti, ma la montagna in generale va molto bene. E dobbiamo guardare al di là della neve, dello sci alpino. Guardiamo al bilancio sociale, all'occupazione. Se ci fosse l'alternativa la seguiremmo. Non siamo qui a rivendicare esclusive. Ma anche laddove c'è un aiuto della Provincia, se questo serve a fare lavorare, a creare la filiera, a fare funzionare tutta la comunità non vedo perché dovremmo scandalizzarci».

Altri modelli si possono ipotizzare?

«Certo si possono fare altre cose, provare soluzioni che offrono modelli alternativi, è indispensabile, perché non tutti i componenti di una famiglia sciano».

Quindi bisogna diversificare l'offerta tra impianti di risalita e altro?

«Sì. Dalle ciaspole allo sci alpinismo, perché no? Nessuno rifiuta il fatto di avere una serie di alternative e di modelli non per forza basati sulla monocultura dello sci alpino. Ma lo sci alpino e le sue infrastrutture servono a tenere la montagna abitata. Legambiente sembra non volerlo nemmeno vedere, ci piacerebbe più obiettività. Per questo noi lo studio l'abbiamo fatto fare a PwC, una società internazionale, credibile, che garantisce una rappresentazione oggettiva del valore degli impianti».

Sotto accusa sono anche i bacini artificiali. Sono troppi?

«Non solo sono funzionali, ma pensate al loro uso anche per la protezione civile. Due mesi fa se non ci fosse stato il bacino del lago Bricon a Paneveggio, non si sarebbe potuto spegnere un vasto incendio. I bacini sono scrigni di tutela ambientale. Sono utili riserve d'acqua».

Non è una devastazione ambientale?

«No. La neve artificiale viene creata con acqua e aria. Nient'altro».

C'è però un problema di riduzione della neve che segnala Legambiente?

«Il problema non è che la neve è calata. È vero che le precipitazioni sono diminuite, ma il problema sono i ghiacciai che si stanno riducendo. Certo spenderemmo molto meno se arrivasse la neve naturale, ma resilienza è anche questo: adattarsi alla situazione che si ha e il tema del cambiamento climatico può diventare un'opportunità per l'estate, per un tipo diverso di turismo».

Insomma, è d'accordo con l'assessore Failoni, è un vostro alleato?

«Assolutamente sì. Non è questione di vederlo come alleato. Mi sembra che Failoni riconosca il valore del settore non solo in temini di società degli impianti, ma di quello che portano alle comunità, delle imposte che tornano allo Stato e agli enti pubblici. Queste cose un assessore le deve considerare. I servizi pubblici li abbiamo grazie alle imposte».

Soddisfatti dunque per la stagione?

«Direi di sì. I numeri non saranno quelli dell'anno scorso, il periodo olimpico ha portato limitazioni sugli impianti di risalita, sui passaggi, sui ricavi, con meno presenze, ma il ritorno di immagine, di investimenti, di infrastrutture, speriamo si possa raccoglierlo in futuro».