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TRENTO. La Federazione Provinciale Allevatori archivia un bilancio 2025 in forte crescita, con numeri che fotografano un anno favorevole ma anche un settore chiamato a misurarsi con nuove criticità. L’assemblea annuale, ospitata nella sede di via delle Bettine, ha riunito socie e soci per approvare all’unanimità i conti e discutere le prospettive dell’allevamento trentino.
Nel dettaglio, i 1.084 allevatori hanno visto liquidazioni per oltre 6,7 milioni di euro, in aumento del +61,3% rispetto al 2024. L’utile si attesta a 65.799 euro su un valore della produzione di 20,8 milioni (+21%). A trainare il risultato sono state le quotazioni record del bestiame: le manze gravide hanno raggiunto una media di 2.518 euro a capo, mentre le vacche a fine carriera hanno toccato 1.372 euro. “Prezzi finalmente dignitosi”, ha sottolineato il presidente Giacomo Broch, invitando però a leggere i dati con prudenza anche alla luce del calo strutturale delle stalle e dei capi allevati.
Segnali positivi arrivano anche dalla macelleria della Federazione, che supera i 3,3 milioni di euro di fatturato (+10,3%) e cresce per il quarto anno consecutivo, sostenuta dal modello di filiera corta. Non mancano però le criticità: il calo del prezzo del latte a inizio 2026, la diffusione dell’IBR (rinotracheite infettiva dei bovini) nel basso Trentino e la difficoltà nel reperire personale qualificato. In flessione anche l’attività del Centro Alpenseme di Toss del Ton, con una produzione scesa a 334.278 dosi (-5,8%).
All’assemblea sono intervenuti rappresentanti delle istituzioni e del sistema cooperativo. Il presidente della Provincia Maurizio Fugatti ha richiamato le incertezze legate ai costi energetici e al contesto internazionale, mentre l’assessore Giulia Zanotelli ha evidenziato l’importanza degli strumenti di sostegno e delle politiche per la montagna. Dal territorio è emersa la richiesta di rafforzare la cooperazione e il ricambio generazionale, in un comparto che resta centrale per l’economia e l’identità del Trentino.


