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TRENTO. Oltre 140mila euro spariti in pochi giorni: a tanto ammontano i bonifici partiti dal conto di una concessionaria d'auto trentina, su richiesta pervenuta da una e-mail fasulla che riportava il nome del direttore generale. Gli impiegati dell'ufficio amministrativo non si sono accorti che l'indirizzo non era quello ufficiale e hanno proceduto con le operazioni. Ma gli intestatari dei conti correnti (subito svuotati) sui quali è stato trasferito il denaro non avevano nulla a che fare con il mercato delle auto. Quattro sono le persone individuate come responsabili della truffa. Un imputato ha patteggiato, mentre un altro soggetto di origine straniera ha ottenuto la messa alla prova.
Il processo è in corso per altri due imputati entrambi residenti fuori regione e difesi dall'avvocato Matteo Fasolato: una trentenne di origine asiatica ed un cinquantenne nato in Nigeria. Ad accorgersi della truffa è stato lo stesso direttore della concessionaria, a cui successivamente era arrivata - per conoscenza - comunicazione della richiesta di altri due bonifici per circa 40mila euro: queste due operazioni sono state bloccate in tempo, prima che partisse il trasferimento del denaro.
Il periodo in cui è avvenuto il raggiro spiega il perché della svista degli impiegati dell'ufficio amministrativo, che non si sono accorti che l'indirizzo della e-mail non era corretto. Era aprile 2020, dunque nel pieno del primo lockdown per il Covid, quando l'Italia praticamente si fermò per l'allarme sanitario, con le scuole e la maggior parte delle attività economiche chiuse. Le aziende più strutturate partirono con lo smart working, ma la prima esperienza di lavoro da casa - non programmata ma organizzata in emergenza - ha subito evidenziato pregi e difetti. Soprattutto difetti: l'assenza di contatti diretti tra i dipendenti dell'azienda ha giocato un ruolo non secondario nell'indurre in errore gli impiegati della concessionaria truffata. In quel periodo il lavoro si svolgeva da remoto, dunque era prassi eseguire operazioni bancarie via web evadendo le richieste di pagamento che pure arrivavano da remoto.
Le indicazioni per quattro bonifici diretti a tre conti in banche italiane e ad uno in una banca polacca, per complessivi 140mila euro, erano arrivate attraverso una comunicazione che come mittente aveva nome e cognome del direttore generale. È poi emerso che l'indirizzo e-mail (che si può verificare con un clic sul nome del mittente) era relativo all'account "gmail" e presentava il nominativo di uno straniero.
Sui conti dei due imputati ora a processo è transitata una piccola parte delle somme "sparite": il nigeriano risulta destinatario di un bonifico di 30mila euro, mentre la giovane ha "ospitato" sul suo conto 6mila euro provenienti dal conto di un altro imputato. Entrambi sostengono di essere estranei alla truffa e di aver messo a disposizione il loro Iban per fare un favore ad amici, non sapendo che si trattava di soldi provenienti da un reato.


