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TRENTO. Prosegue il dibattito, anche aspro e polemico, dopo la pubblicazione dei dati di Agenas sulle liste d'attesa in Trentino. Un report che ha scatenato una bufera politica, con le minoranze a chiedere risposte concrete e un cambio di marcia al presidente Maurizio Fugatti e all'assessore Mario Tonina e i sindacati a chiedere le dimissioni del direttore generale di Asuit Antonio Ferro.
Se nei giorni scorsi abbiamo riportato i macro risultati dello studio del ministero - con un trentino su due che deve attendere oltre i tempi massimi previsti per una prima visita, con il 54, 7% di rispetto dell'attesa che rappresenta la percentuale più bassa a livello nazionale, molto distante dal 78, 5% medio italiano -, ci sono molti altri dati e percentuali che spiegano la situazione.
Come ha detto il presidente dell'Ordine dei medici Giovanni de Pretis, al di là della classifica nazionale, l'aspetto più preoccupante è legato al peggioramento dei numeri trentini rispetto al 2025.
E uno sguardo più approfondito alle tabelle - senza guardare le altre regioni, ma concentrandoci solo sulla nostra - lo conferma. Infatti per le prime visite a fronte di un calo netto delle prenotazioni (-10% nel confronto tra i primi sei mesi del 2025 e quelli del 2026) si è assistito a un aumento delle attese. Nel dettaglio un anno fa le prime visite prenotate nei primi sei mesi erano state 123.346, con totali mensili piuttosto costanti, tra un massimo di 21.880 a gennaio e un minimo di 17.875 a giugno.
Quest'anno il totale è stato nettamente inferiore, con 111.183 prime visite prenotate, che significano oltre 12mila in meno (calo del 9,9%). A fronte di un totale di domande minore si è registrata una maggiore difficoltà nella risposta: nel 2026 per le visite Urgenti quelle "fuori tempo massimo" sono state il 42% e per quelle con priorità "Breve" ben il 59,8%.
Nel 2025, appunto a fronte di più prenotazioni, le Urgenti in ritardo sono state il 32,9% e le Brevi in ritardo il 36,8%. Insomma, come detto meno prenotazioni ma attese maggiori. Nella media totale tra tutte le priorità una anno fa il Trentino aveva il 63,1% di rispetto dei tempi, mentre quest'anno siamo crollati al 54,7%. E, come detto, i risultati peggiori sono arrivati per le prestazioni più urgenti: le U rispettate al 36,5% (quasi venti punti percentuali "persi"), le B al 33,1% (anche in questo caso ben 18 punti percentuali "persi") e le D al 46,7% (rispetto al 61,3% del 2025). Ad aumentare sono state invece le prenotazioni degli esami diagnostici: 53.920 nel primo semestre 2025 e 64.383 nel 2026 (ovvero 10.463 in più, +19,3%).
In questo caso emerge un numero curioso, visto che tra aprile e maggio di quest'anno c'è stato un vero e proprio boom di prenotazioni di esami (ecografie, mammografie, Rm addome, elettrocardiogramma ecc...): da 8.864 si è passati a oltre 15mila e 600. Quasi un raddoppio. Una possibile spiegazione è legata alle prestazioni comprate dal privato, che hanno quindi permesso di ampliare le risposte.
Ma nonostante un aumento generale di prenotazioni, la media del rispetto dei tempi è rimasta simile: 76,7% nel 2025 e 77,0% nel 2026. Tornando alla questione delle prime visite, non tutte le discipline hanno avuto performance uguali. Se per le prime visite oncologiche e ortopediche il rispetto dei tempi d'attesa è stato sostanzialmente perfetto (99% di rispetto), i problemi maggiori sono stati per l'urologia, la neurologia e la dermatologia. In queste specialità i trentini hanno dovuto aspettare più del dovuto.
Ancora: quanto più del dovuto? Nelle tabella sulla distribuzioni per priorità, emerge che oltre un trentino su tre ha dovuto aspettare tra i 5 e i 7 giorni (rispetto ai 3 massimi) per le visite Urgenti, mentre per quelle Brevi (10 giorni massimi), un trentino su quattro ha pazientemente atteso tra i 21 e i 25 giorni. Infine, chiudendo con gli esami diagnostici, le percentuali più basse di rispetto dei tempi sono state per la diagnostica ecografica del capo e del collo e per l'elettromiografia. Al top, invece, la eco(color)dopplergrafia dei tronchi sovraaortici.



