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TRENTO. «Inutile arrampicarsi sugli specchi, assessore Mario Tonina: i cittadini attendono risposte concrete». È il duro attacco dei consiglieri provinciali del PdT, Paolo Zanella e Francesca Parolari, dopo la pubblicazione del primo rapporto Agenas sul monitoraggio delle liste d'attesa.
Secondo i due esponenti dell'opposizione, i dati confermano «il trend registrato già nel primo quadrimestre» e fotografano «una situazione disastrosa» denunciata da mesi, a partire dall'aggiornamento del software del Cup. «Oggi è certificato nero su bianco: per il rispetto dei tempi di attesa delle prime visite il Trentino è ultimo in Italia, peggiorando di dieci punti percentuali rispetto a un anno fa. Un risultato inaudito per una Provincia autonoma».
Zanella e Parolari ricordano di aver già chiesto nei mesi scorsi le dimissioni dell'assessore o dei vertici di Asuit, sostenendo che i problemi del Cup sarebbero stati ben più gravi di quanto inizialmente prospettato. «Oggi, davanti a questo disastro, sono ancora tutti al loro posto e nessuno ammette la gravità della situazione. Non basta dichiarare di assumersi la responsabilità se poi non ci sono conseguenze concrete».
Per i consiglieri, i numeri diffusi da Agenas rappresentano non solo il segnale di una sanità pubblica «sempre più in affanno e meno accessibile», ma anche «un danno d'immagine per la sanità trentina e per il Trentino». Respinta anche la lettura dell'assessore secondo cui le prestazioni in attesa sarebbero in diminuzione: «È una magra consolazione se metà delle prestazioni viene comunque assegnata oltre i tempi massimi previsti».
Infine, i due esponenti del PdT mettono in discussione l'efficacia del gruppo di lavoro istituito per risolvere le criticità del sistema: «Se dopo mesi i risultati sono questi, significa che il gruppo non funziona oppure che i problemi informatici e organizzativi sono talmente gravi da renderne difficile la soluzione. Ma chi li ha causati e chi non è in grado di risolverli dovrà prima o poi risponderne ai cittadini, che nel frattempo, per curarsi, continuano a pagare. Sempre che possano permetterselo».


