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TRENTO. La morte del piccolo Mattia Maestri, 13 anni di vita, di cui nove vissuti in stato vegetativo dopo aver mangiato un formaggio a latte crudo contaminato nel caseificio sociale di Coredo, ha provocato nuovi sviluppi sul piano giudiziario.
La Procura di Trento, infatti, ha aperto un fascicolo per omicidio colposo che vede iscritti nel registro degli indagati l'ex presidente del caseificio sociale di Coredo, Lorenzo Biasi, ed il casaro, Gianluca Fornasari, già coinvolti nella precedente inchiesta per il reato di lesioni gravissime, che aveva portato alla loro condanna confermata in tre gradi di giudizio.
Lo scorso anno la Corte di Cassazione aveva confermato la condanna a carico di Biasi e Fornasari per lesioni gravissime. La sentenza di primo grado, del dicembre 2023, era stata stabilita da un giudice di pace, con una pena pecuniaria di 2.478 euro, poi integrata in appello, nel luglio del 2024, con una provvisione da un milione di euro alla famiglia (600.000 per il bambino e 200.000 a ciascun genitore).
Dei soldi, "non mi è mai importato alcunché", aveva commentato Giovanni Battista Maestri, che ha scelto di rinunciare ai risarcimenti economici. La cosa importante, per Maestri, è che la lunga agonia del figlio e la sua morte non siano vani: "Io non sono riuscito a salvarlo, ma lui salverà altri bambini", aveva detto lo scorso anno in un'intervista alla Rai, lanciando un appello per maggiore attenzione sui possibili rischi connessi al consumo di alimenti prodotti con latte non pastorizzato.
Intanto, domani sulla salma di Mattia Maestri verrà effettuata l'autopsia per stabilire le cause della morte. E di conseguenza, accertare eventuali nessi con le lesioni causate dal formaggio contaminato dal batterio Escherichia coli.


