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TRENTO. Un'assemblea lunghissima, quattro ore di dibattito, ha tenuto incollati alle sedie oltre 2.500 insegnanti trentini, ieri mattina convocati dal sindacato autonomo Delsa (Difesa Lavoratori Scuola e Amministrazione). L'adunata sindacale ha costretto anche diversi istituti a chiudere o a ridurre l'orario delle lezioni mattutine, con studenti che lasciavano le loro scuole in anticipo.
Quattrocento docenti erano riuniti in presenza nell'aula magna dell'Itt Buonarroti, altri 250 erano collegati online sulla piattaforma Meet e quasi 1.900 hanno ascoltato da YouTube. Numeri ben oltre le aspettative del sindacato autonomo, che testimoniano il disagio dei docenti. Non tutti erano militanti Delsa, che ha 450 iscritti, ma i temi sono davvero caldi nella categoria.
Tra questi emergevano quelli posti all'ordine del giorno, ovvero dal rinnovo contrattuale alle gite scolastiche, su cui è nato un movimento trasversale. Ma alla fine l'assemblea si è trovata a discutere di tutto, concentrandosi anche su questioni decisamente minori, con richieste quasi da patronato sindacale, più che da piattaforma di lotta.
La mobilitazione per ora è in stand by, in attesa di alcuni passaggi, come l'incontro previsto per martedì prossimo, 3 novembre, tra Apran e rappresentanti dei lavoratori sul rinnovo contrattuale. In ballo ci sono gli aumenti contrattuali per fronteggiare il carovita e le richieste potrebbero essere di diverse centinaia di euro mensili.
Dopo la lunga relazione del segretario Delsa, Mauro Pericolo, tante sono state le domande per capire come muoversi nella protesta, nello «sciopero bianco» delle gite, ma non solo. Come fermare tutte quelle attività extrascolastiche che negli anni hanno sovraccaricato il lavoro dei docenti di mansioni burocratiche. Uno stop che però si vuole fare senza incorrere in violazioni che potrebbero portare a provvedimenti disciplinari.
Da parte di tutti è stato sottolineato che la protesta nasce da anni di difficoltà crescenti. Il 3 novembre, bene o male, diventa una data di svolta: «In quella sede - ha detto Mauro Pericolo - vedremo sicuramente qual è la reale intenzione politica di mettere mano a questa situazione. Certamente decideremo da lì come muoverci, se cambiare leggermente registro o al contrario rafforzare l'azione di protesta perché non si vedono azioni serie».
Pericolo ha usato parole dure nella sostanza, pur usando toni soft. Ha spiegato i motivi della diversità retributiva con Bolzano, accusando di fatto la Provincia di Trento di aver «camuffato i soldi». In pratica, in base alle norme di attuazione del 1996, il peso stipendiale in Trentino è a carico della Provincia che sostiene gli stipendi di 10 mila docenti, mentre a Bolzano sono a carico dello Stato e quindi la Provincia integra i salari, ma con una spesa complessiva minore.
Ma per Pericolo bisogna tenere conto anche di come è mutato il lavoro: «Ci sono conflitti che si sono accentuati, a partire da quello tra dirigenti e docenti».
Forte anche la sottolineatura sulle bocciature: «Li vogliamo tutti promossi, poi vediamo le prove Invalsi...». E, per non farsi mancare nulla, sotto tiro finisce anche il rapporto con i genitori: «Succedono cose allucinanti: non è possibile che dobbiamo fare i colloqui con il giubbotto antiproiettile. Ormai arrivano insieme marito e moglie ai colloqui, fanno i sindacalisti dei figli».
Attacchi sono stati portati anche ai sindacati confederali, «rei» di aver sottoscritto il contratto del 2018 che ad avviso di Delsa contiene alcune delle storture normative che penalizzano gli insegnanti.
Pericolo non ha fatto sconti nemmeno all'attuale maggioranza che governa «la Provincia da 8 anni, per cui quando imputano al passato i problemi, dicono una sciocchezza e Gerosa fa parte di questa maggioranza e non può chiamarsi fuori. Dicono che i soldi per la scuola non ci sono, ma se la politica non intendeva prendersi la scuola, non doveva farlo, non possono dire "prendiamo la gestione e diamo quello che riusciamo"».
In merito a un eventuale sciopero a dicembre il Delsa lascia una porta aperta a una mobilitazione unitaria con Cgil, Cisl e Uil.
Alla fine, comunque, grande soddisfazione per la riuscita dell'assemblea, che è stata un successo preludio di nuove mobilitazioni.


