TRENTO. Le mele storiche del Trentino entrano ufficialmente nella rete dei Presìdi Slow Food. Il nuovo progetto sarà presentato venerdì 25 settembre a Torino, in occasione di Terra Madre Salone del Gusto, dopo cinque anni di ricerca e lavoro sul territorio. L’obiettivo è salvaguardare un patrimonio di antiche varietà che, con l’affermarsi della frutticoltura specializzata, sono progressivamente scomparse dai campi. Il Presidio nasce con Nely Webber come referente Slow Food e Federico Bigaran come referente dei produttori.

Al centro dell’iniziativa c’è la tutela della biodiversità frutticola trentina. Prima della diffusione degli impianti specializzati, nelle valli venivano coltivate numerose varietà di mele, differenti per colore, forma, consistenza, maturazione e utilizzo. Molte sono scomparse, mentre alcuni vecchi alberi sono sopravvissuti soprattutto nelle zone marginali. Il disciplinare punta non soltanto alla conservazione delle varietà, ma anche a un preciso modello di coltivazione: piante vigorose e longeve, ampi spazi tra gli alberi, terreni inerbiti e, per la difesa, esclusivamente prodotti ammessi nell’agricoltura biologica.

«Conservare una varietà ha senso quando torna a vivere nei campi, viene riconosciuta, assaggiata e trova uno spazio nell’economia delle aziende agricole», spiega Nely Webber. La sfida è infatti anche economica: le mele storiche garantiscono produzioni più limitate e comportano costi maggiori, ma contribuiscono alla tutela del paesaggio, della fertilità dei terreni e del patrimonio genetico e culturale. Potranno essere vendute fresche oppure trasformate in succhi, sidri e confetture. Al momento aderiscono tre produttori, attivi in Val di Non, Valsugana e Primiero, ma il progetto è aperto a tutti i frutticoltori trentini che vorranno sottoscrivere il disciplinare.

Del Presidio fa parte anche il Frutteto Storico di Cles, di proprietà comunale e gestito nella parte agricola dai volontari del Comitato Amici della Fondazione Ivo de Carneri. Le mele vengono utilizzate per assaggi, attività divulgative e trasformazioni, mentre i proventi contribuiscono alle attività sanitarie della Fondazione nell’isola di Pemba, in Tanzania. Il nuovo Presidio si aggiunge alle numerose produzioni trentine già tutelate da Slow Food, dal Broccolo di Torbole alla Noce Bleggiana, dalle Ciuighe del Banale al Vino Santo Trentino, fino ai formaggi e alle razze autoctone. Con il debutto a Terra Madre partiranno anche attività nelle scuole dedicate alla biodiversità frutticola.