TRENTO. Poche innovazioni concrete, una gestione che rischia di accentrare le decisioni e il futuro degli enti culturali ancora da chiarire. È il quadro tracciato da Lucia Maestri, consigliera provinciale del Partito Democratico, che ha presentato un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta provinciale sul Rapporto 2025 sui Beni e le Attività culturali. Al centro della contestazione c’è il modello di gestione del sistema culturale trentino, che secondo Maestri privilegerebbe la continuità rispetto alla sperimentazione e al cambiamento.

Nel documento, elaborato dall’Unità di missione strategica per i Beni e le Attività culturali, la Provincia presenta il lavoro svolto nel secondo anno della XVII legislatura, gli obiettivi raggiunti e le innovazioni introdotte. Una ricostruzione che la consigliera dem giudica però eccessivamente celebrativa. Tra gli esempi citati c’è il Registro provinciale degli artisti, che Maestri considera uno strumento utile, ma legato soprattutto alle politiche previdenziali e del lavoro, più che a una trasformazione complessiva del sistema culturale.

Dubbi anche sulle residenze artistiche e sull’ipotesi di un Centro regionale realizzato in collaborazione con il Ministero della Cultura. Secondo la consigliera, mancherebbero indicazioni precise su sede, costi, tempi e modalità di collaborazione. Anche il progetto «Combinazioni», che mette in relazione gli enti museali del territorio attorno a temi condivisi, viene descritto come un’attività di coordinamento già sperimentata in passato, senza elementi di particolare novità.

Le critiche riguardano anche lo spettacolo dal vivo e il Centro servizi culturali Santa Chiara. Maestri ritiene che l’ente abbia progressivamente ridotto il proprio ruolo produttivo, concentrandosi sull’acquisto e sulla distribuzione di spettacoli realizzati da altri. Una scelta che, secondo la consigliera, rischierebbe di privilegiare il consenso e gli equilibri di bilancio a scapito della qualità, della ricerca e della formazione del pubblico. Nel documento viene inoltre richiamato il progressivo abbandono della produzione lirica.

Il nodo più delicato riguarda però la riorganizzazione della Soprintendenza per i Beni culturali. Il Rapporto provinciale segnala infatti il trasferimento delle attività di pianificazione strategica, progettazione laboratoriale, pubblicazione e programmazione finanziaria all’Unità di missione strategica. Una scelta che Maestri interpreta come un rafforzamento della regia centrale della Provincia, con possibili conseguenze sull’autonomia di musei, archivi e istituzioni conservative.

L’interrogazione affronta anche l’eventualità di un accorpamento tra il Centro servizi culturali Santa Chiara e l’Associazione per il Coordinamento teatrale trentino. La consigliera chiede alla Giunta se la notizia corrisponda al vero, se sia già stata avviata una specifica normativa e se sia stato acquisito un parere preliminare del Consiglio delle autonomie locali. Tra i punti da chiarire anche il futuro del personale dell’associazione.