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TRENTO. Tensione ieri mattina, 9 aprile, in APRaN (Agenzia Provinciale per la Rappresentanza Negoziale), dove i sindacati sono stati convocati per avviare la trattativa sulla revisione normativa del cosiddetto "contrattone" provinciale, il contratto che regola il lavoro di tutto il personale scolastico trentino, ad esclusione dei docenti della scuola a carattere statale.
Secondo quanto dichiarato da Raffaele Meo, Segretario generale della FLC CGIL del Trentino, il corposo documento presenta numerose criticità che penalizzano fortemente i lavoratori, in maggioranza donne. In un comunicato, Meo definisce il contrattone come "intriso di iniquità, contraddizioni, punti morti" e denuncia come questo "langue in fondo alle priorità della politica".
Tra le problematiche più evidenti segnalate dal sindacato spicca l'imposizione dell'undicesimo mese di lavoro per le insegnanti dell'infanzia, caso unico in Italia, senza alcuna compensazione economica. Inoltre, per le maestre precarie e gli assistenti educatori non è previsto alcun "salvagente" estivo, costringendoli alla disoccupazione nei mesi di pausa scolastica.
Particolarmente grave – a suo giudizio – risulta l'assenza di ricostruzione di carriera per il personale precario, che anche dopo decenni di servizio e successiva stabilizzazione si ritrova con la posizione retributiva iniziale. A questo si aggiunge la mancanza di scatti di anzianità automatici, subordinati invece alla disponibilità di risorse finanziarie.
I sindacati hanno avanzato diverse proposte migliorative, tra cui un aggancio automatico delle retribuzioni all'inflazione con base minima del 3,5% annuo. Tuttavia, le prime indicazioni ricevute evidenziano che le risorse stanziate non saranno sufficienti nemmeno per la "manutenzione ordinaria" del contratto.
"La PAT ha in pancia risorse che ha il dovere di redistribuire ai suoi lavoratori e contribuenti", ha concluso Meo, preannunciando una trattativa "tutta in salita".


