TRENTO. È una lunga e accesa nota quella che ha accompagnato la lettera di dimissioni di Giulia Bortolotti da presidente e membro del Consiglio del Sistema educativo provinciale, carica che occupava da meno di un anno. La decisione, non proprio un fulmine a cielo sereno, segue quasi naturalmente ai continui attriti tra il Consiglio e l'assessorato, quest'ultimo accusato di aver «ostracizzato» dalle consultazioni l'organo di rappresentanza del sistema educativo, in particolare in seguito al parere negativo espresso sul Liceo del Made in Italy.

Il punto di rottura in tal senso è stato «l'ennesimo episodio», così come definito da Bortolotti, relativo alla decisione dell'assessorato e alla conseguente delibera di giunta sulla riforma della formazione professionale, delibera che non è stata «nemmeno inviata per conoscenza al Consiglio». «Quanto avvenuto - continua Bortolotti che si appella alla legge provinciale - contraddice il regolamento istituito dall'organo da me presieduto. Ai sensi dell'art. 39 della L. P. 5/2006 il consiglio dovrebbe esprimere pareri in materia offerta scolastica e formativa provinciale, parere che non è stato chiesto». Sempre secondo lo stesso articolo, il Consiglio dovrebbe inoltre promuovere indagini conoscitive su specifici settori del sistema educativo provinciale e per questo, ricorda Bortolotti «risulta sorprendente che non abbia titolo ad accedere a informazioni inerenti la propria attività come i risultati dei tavoli di lavoro». «Di fronte a questo ennesimo episodio - ribadisce Bortolotti - non ho potuto che chiedermi a cosa serva il Csep e che ruolo abbia all'interno della scuola trentina. Più che un organo di partecipazione e rappresentanza delle componenti della comunità scolastica esso rappresenta un organismo mal sopportato dal governo della Provincia che, dopo il parere negativo sul Liceo del Made in Italy, non lo ha mai consultato e lo ha messo davanti a decisioni già prese, come nel caso dei regolamenti sul benessere e l'introduzione del docente Faber».

Le critiche non si muovono però solo sull'assenza di un confronto reale ma anche sulla svalutazione amministrativa: «Al Csep - continua Bortolotti - non si vuole dare nemmeno dignità e ufficialità. Recentemente è stata rifiutata per l'ennesima volta la possibilità di protocollare le convocazioni da parte del Presidente; non esiste nessun supporto amministrativo; i verbali, pur costituendo atto pubblico, ad oggi non vengono pubblicati per questioni di privacy e al momento non risultano nemmeno conservati in dipartimento. Abbiamo ottenuto a fatica l'impegno all'archiviazione per il futuro e a pubblicare verbali stilati in forma sintetica, verbali che devono però continuare a essere redatti dai membri stessi in quanto il dipartimento istruzione sostiene di non avere a disposizione personale che possa occuparsi di questo onere. Questo nonostante una mozione votata a larga maggioranza dal consiglio nella scorsa consiliatura. Sembrano queste ultime forse questioni secondarie ma sono evidenti modi per depotenziare un organismo che, pur essendo consultivo, viene utilizzato solo se si ha la certezza che non esprima dissenso». Da qui la decisione da parte di Bortolotti di dedicare il suo impegno in cattedra piuttosto che all'interno di un organo ormai "messo all'angolo": «Come Presidente credo sia giusto dare un segnale di dissenso: la scuola è una comunità e non può essere governata a colpi di delibere di Giunta e senza alcun confronto con i protagonisti del processo educativo - conclude Bortolotti - La scuola è di chi la vive, ma quello che accade è che qualcuno, presumendo di sapere, si permette di decidere senza alcun tipo di confronto su questioni che attengono a una comunità che sola può capirne profondamente le implicazioni».

Secca la replica dell’assessora provinciale all’istruzione Francesca Gerosa (FdI): «Il consiglio si è insediato un anno fa e da allora la professoressa Bortolotti non ha mai fatto pervenire all’assessorato alcuna richiesta di incontro e confronto, né ha mai trasmesso proposte o comunicato iniziative».