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TRENTO. Il Consiglio provinciale ha approvato all’unanimità la proposta di voto presentata da Michele Malfer, consigliere di Campobase, per chiedere a Parlamento e Governo di riaprire il confronto sul riconoscimento della cittadinanza italiana ai discendenti dei trentini emigrati all’estero prima del 1918. Un tema che ha trovato il sostegno trasversale di maggioranza e opposizioni.
La questione riguarda soprattutto le comunità trentine presenti in Brasile e Argentina. Molti emigrati lasciarono il territorio tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, quando il Trentino apparteneva ancora all’Impero austro-ungarico e i suoi abitanti non erano cittadini italiani. Per questo motivo i loro discendenti non hanno potuto ricostruire la continuità della cittadinanza attraverso le normali regole dello ius sanguinis.
La legge 379 del 2000 aveva introdotto una procedura straordinaria, permettendo a oltre 7 mila persone di ottenere la cittadinanza italiana. Secondo Malfer, però, la riforma introdotta nel marzo 2025 rischia di penalizzare nuovamente proprio le comunità di origine trentina emigrate prima dell’annessione all’Italia. «Non chiediamo privilegi territoriali, ma il riconoscimento di una particolare vicenda storica», ha spiegato il consigliere.
Il parere favorevole della Giunta è stato annunciato dall’assessore Mattia Gottardi, che ha sottolineato il valore storico, culturale e identitario della proposta. L’assessore ha ricordato anche il recente confronto avvenuto durante la Conferenza mondiale dei Trentini nel mondo e la necessità di dare una risposta alle comunità che continuano a mantenere un forte legame con il territorio d’origine.
A favore si sono espressi anche Stefania Segnana, Walter Kaswalder, Paola Demagri, Daniele Biada e Maria Bosin, che hanno richiamato il ruolo delle comunità trentine all’estero nella conservazione della lingua, dei dialetti e delle tradizioni. Segnana ha ricordato la recente missione istituzionale in Brasile per i 150 anni dell’emigrazione trentina, mentre Kaswalder ha evidenziato le disparità create dalla nuova normativa anche all’interno delle stesse famiglie.
Il dibattito si è poi allargato al tema della cittadinanza per i figli degli immigrati che vivono in Italia. Francesca Parolari, Lucia Coppola, Paola Demagri e Lucia Maestri hanno collegato la vicenda dei trentini emigrati alle attuali politiche di inclusione, sostenendo che il riconoscimento dell’appartenenza dovrebbe riguardare anche chi vive, studia e lavora stabilmente sul territorio.
Una posizione contestata da Mirko Bisesti, secondo il quale la richiesta per i discendenti dei trentini emigrati e il dibattito sullo ius soli rappresentano questioni differenti. Dello stesso avviso Daniele Biada, che ha invitato a non sovrapporre il riconoscimento legato a una specifica vicenda storica con la più ampia discussione sulle regole della cittadinanza.
Nella replica, Michele Malfer ha ribadito che la proposta non punta a creare un privilegio, ma a correggere un’anomalia storica e giuridica. Messa ai voti, la proposta è stata approvata all’unanimità, impegnando la Provincia a sollecitare un intervento nazionale.


