TRENTO. Dopo che nel 2023 in sede civile il Tribunale aveva annullato il contratto di vendita di un maso in Valsugana e intimato ad una donna di 48 anni di restituire l'immobile oltre a 37 mila euro all'anziano proprietario, ora la stessa e il suo compagno devono rispondere in sede penale di circonvenzione d'incapace.

L'accusa nei loro confronti, infatti, è di aver approfittato della limitata capacità dell'anziano di gestire il proprio patrimonio per «derubarlo». In Tribunale a Trento, davanti alla giudice Lucia Piccinini - si è aperto il processo. La difesa ha chiesto la nullità del capo d'imputazione ma la domanda è stata respinta così come è stata esclusa dal procedimento per questioni tecniche la parte civile. Avendo già ottenuto quanto chiesto davanti al giudice civile, però, questo non rappresenta un grosso problema in quanto in questa sede poteva esserci solo una richiesta di danni morali.

La donna e l'anziano circuito si conoscevano da anni in quanto la stessa, nel 2012 , aveva stipulato con lui un contratto di affitto agrario di fondi con un canone annuo di 2.400 euro per 15 anni.

Fino al 2016 la donna - secondo l'avvocato che la difende, Remo Libardi - avrebbe pagato regolarmente, ma la questione si complica nel 2016 quando la donna avrebbe preso con sé in casa l'anziano per aiutarlo nelle incombenze quotidiane, sostenendo anche i correlativi costi. Questo sino all'allontanamento forzato nell'anno 2021.

In quegli anni la fiducia dell'anziano verso donna è massima. A lei lui si affida per gestire gli affare, per le incombenze, per far fronte alle sue necessità. Ma che in quel rapporto le questioni di interesse non siano da sottovalutare emerge quando l'avvocata Monica Carlin viene nominata amministratrice di sostegno nel 2021.

In particolare sotto la lente finisce il contratto di vendita del grande maso in Valsugana di proprietà dell'uomo. Valore dell'immobile 340mila euro, importo pagato - secondo quanto accertato - 20mila euro. Agli atti risulta infatti che dei 240.000 euro versati, con regolare atto di compravendita, 220 mila euro sarebbero stati restituiti alla donna in due tranche di circa 70mila euro e 149.996 euro lo stesso giorno dell'acquisto. Per il resto ci sarebbe stato un accordo attraverso il quale lei si impegnava a versare 50mila euro, mentre gli altri 50.410 euro sono stati considerati in compensazione per un credito che la donna avrebbe vantato nei confronti dell'amico.

Una specie di finta vendita effettuata - seconda l'accusa - però senza che l'anziano proprietario si rendesse pienamente conto di quanto stava accadendo. La conferma, nel corso del processo civile, era arrivata dalle consulenze e perizie che avevano evidenziato problemi neurocognitivi anche dovuti ad un consumo eccessivo di alcol. Va anche detto che in base agli elementi raccolti la donna e il suo compagno non possono dire che non erano a conoscenza delle limitate capacità cognitive dell'uomo considerato che la frequentazione che avevano con lui era praticamente quotidiana soprattutto dopo il 2016, quando l'uomo era accudito dall'imputata stessa (il contratto di vendita del maso è del 2017).