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TRENTO. «Se ho sbagliato qualcosa saprò assumermi tutte le responsabilità in prima persona».
Rompe il silenzio l'infermiere Gabrielle Macinati, accusato con la moglie e tre collaboratori di associazione a delinquere, corruzione, falso e accesso abusivo al sistema informatico collegato con l'Azienda sanitaria e con il Ministero.
Nei suoi due laboratori, secondo gli inquirenti, i pazienti potevano ottenere risultati falsi di tamponi mai eseguiti.
Macinati si dice certo che le indagini sapranno dimostrare come il suo operato sia stato «per la stragrande maggioranza corretto. Può essere che vi siano stati ritardi nell'inserimento dei dati, ma mai ho inserito dati falsi ovvero che sapevo essere tali».
In attesa che l'inchiesta arrivi a conclusione, sono dure le parole del dirigente generale del Dipartimento provinciale della salute Giancarlo Ruscitti: «Ci troviamo di fronte a comportamenti che stigmatizziamo fortemente. Parliamo di persone che giocano con la vita degli altri e con la collettività».
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