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TRENTO. Prima le minacce, poi le aggressioni e infine la perdita del lavoro. È la vicenda raccontata dalla Flai Cgil del Trentino che riguarda due operai agricoli impiegati nei vigneti di una delle principali aziende vitivinicole della provincia e che, secondo il sindacato, sarebbero stati vittime di Muhammad Suleman, il caposquadra arrestato nei giorni scorsi nell'ambito dell'inchiesta della Procura di Trento sul presunto sistema di caporalato.
I due lavoratori, assistiti dalla Flai Cgil e dall'avvocato Giovanni Guarini, hanno denunciato alle autorità gli episodi di violenza subiti. Il sindacato riferisce di aver informato l'azienda fin dal primo caso, chiedendo l'adozione di misure immediate per tutelare il dipendente aggredito. Nonostante le segnalazioni, sostiene la Flai, Suleman avrebbe continuato a lavorare a stretto contatto con gli altri braccianti.
Secondo la ricostruzione del sindacato, il primo episodio risale al maggio 2025. Un operaio, dopo essersi rifiutato di partecipare a presunte squadre di lavoro irregolare, sarebbe stato minacciato e successivamente aggredito da un gruppo di sei persone armate anche di tirapugni e coltello. Il lavoratore riportò una frattura alla schiena con una prognosi di 30 giorni.
Un secondo bracciante, invece, durante la vendemmia sarebbe stato colpito con spray al peperoncino e minacciato con forbici da potatura dopo essersi rifiutato di consegnare 550 euro che, secondo il suo racconto, gli erano stati richiesti per poter continuare a lavorare.
Per entrambi, evidenzia il sindacato, la vicenda non si è conclusa con le aggressioni. Alla scadenza dei contratti a termine non sono più stati richiamati e, anche per il timore di ulteriori ritorsioni, non hanno fatto ritorno nell'azienda. Inoltre, sottolinea la Flai, nessuno dei due avrebbe ricevuto un risarcimento per le lesioni e i danni subiti.
Per il sindacato quanto accaduto rappresenta una grave responsabilità. «Un datore di lavoro che viene formalmente informato di violenze e minacce ai danni dei propri dipendenti e sceglie di non intervenire si assume una responsabilità precisa, morale e forse anche giudiziaria», afferma la Flai Cgil del Trentino, chiedendo che la Procura accerti tutte le eventuali responsabilità emerse dall'inchiesta. Il sindacato ribadisce infine che i lavoratori stagionali, spesso stranieri e precari, devono essere tutelati e che chi trova il coraggio di denunciare non può essere lasciato solo.


