TRENTO. Un cittadino italiano di origine pakistana è stato arrestato questa mattina dai Carabinieri della Compagnia di Borgo Valsugana e della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Trento in esecuzione di un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Trento su richiesta della Procura distrettuale. L'uomo è indagato, a vario titolo, per intermediazione illecita aggravata e sfruttamento del lavoro, tentata estorsione aggravata in concorso, lesioni personali aggravate e violenza o minaccia per costringere a commettere un reato.

L'inchiesta è nata dalle denunce presentate nel corso del 2025 da due giovani cittadini pakistani impiegati come operai in aziende vitivinicole del Trentino. Secondo gli investigatori, entrambi sarebbero stati presi di mira perché avevano trovato lavoro senza passare attraverso l'indagato, che pretendeva di controllare il reclutamento della manodopera e di inserirli nelle proprie squadre, spesso impiegate in nero durante i fine settimana.

Uno dei due lavoratori avrebbe subito una prima aggressione verbale sul luogo di lavoro e, pochi giorni dopo, sarebbe stato pestato in strada da sei connazionali che avrebbero agito su mandato dell'indagato. La vittima sarebbe stata colpita con calci, pugni e anche con bracciali di ferro utilizzati come tirapugni, riportando lesioni giudicate guaribili in 30 giorni. Un testimone del pestaggio sarebbe stato poi minacciato con un coltello affinché non raccontasse quanto accaduto agli investigatori.

Nel secondo episodio contestato, un altro operaio avrebbe subito continue richieste di denaro, minacce e un'aggressione con spray urticante e un paio di forbici da potatura utilizzate come arma impropria.

Le successive indagini, supportate anche da intercettazioni telefoniche, avrebbero consentito di documentare un'attività di caporalato protrattasi senza interruzioni dal maggio 2025 fino ai giorni scorsi. Secondo la ricostruzione della Procura, l'indagato, dipendente da anni di un'azienda agricola, avrebbe organizzato una vera e propria attività di intermediazione illecita, reclutando connazionali da impiegare in vigneti e frutteti della provincia di Trento.

Gli operai, secondo gli inquirenti, lavoravano in condizioni di sfruttamento, con turni fino a undici ore al giorno, pause ridotte a mezz'ora, riposi settimanali non garantiti e misure di sicurezza carenti. Per il lavoro percepivano circa 8 euro l'ora, mentre una parte del compenso corrisposto dalle aziende agricole sarebbe stata trattenuta dall'indagato. I lavoratori, inoltre, avrebbero dovuto pagare anche il trasporto verso i luoghi di lavoro e altri servizi forniti dal presunto caporale.

Dalle indagini emergerebbe inoltre che chi rifiutava di lavorare il sabato o la domenica veniva intimidito con minacce di ritorsioni, anche nei confronti dei familiari rimasti in Pakistan. In un caso, dopo un infortunio sul lavoro che aveva coinvolto un operaio precipitato dall'alto, l'indagato avrebbe versato circa mille euro alla vittima per coprire cure mediche fuori dai canali ufficiali, inducendola a non denunciare l'accaduto per evitare controlli sulle irregolarità.

Le indagini proseguono per identificare eventuali altre persone offese e per verificare la posizione delle aziende agricole che avrebbero impiegato i lavoratori reclutati dal presunto caporale. Su disposizione dell'Autorità giudiziaria sono stati diffusi il nominativo e l'immagine dell'arrestato per favorire l'emersione di ulteriori vittime che possano denunciare eventuali soprusi subiti.