TRENTO. Meno settanta per cento. Precisamente -68,7%. Quello che vediamo alzando lo sguardo più o meno in ogni angolo del Trentino, ovvero prati e alberi tra il marrone e il verde, possiamo quantificarlo anche percentualmente: il dato si riferisce, infatti, all'anomalia di precipitazione nevose rispetto alla media 2011-2025. Al 26 dicembre, quindi, in Trentino è sceso quasi il 70% di neve in meno rispetto alla media degli ultimi quindici anni.

Se la stagione fredda era iniziata bene, con la nevicata - nevicatina - di fine novembre e temperature piuttosto rigide, dicembre ha cambiato le carte in tavola: precipitazioni sostanzialmente assenti e, soprattutto, temperature alte, tanto in valle come in alta montagna, con lo zero termico sempre intorno ai 3.000 metri di quota e un panorama decisamente più autunnale che invernale, con le lingue bianche di neve artificiale in mezzo ai prati.

Un altro dato, riferito ai millimetri di accumulo al 26 dicembre 2025, conferma la situazione: in Trentino siamo a 25,3, il numero più basso degli ultimi quindici anni. Lo scorso anno eravamo a oltre il quadruplo, con 112,1 mentre il record risale al dicembre 2013 con 439,7 millimetri di neve. Chiaramente questa è una fotografia allo stato attuale e non tutto è perduto: la speranza - di operatori turistici, appassionati di sci, ma anche ovviamente ambientalisti - è che ci possa essere un'inversione, con l'arrivo della neve, che appunto significa turismo e sci, ma anche ambiente e paesaggi.

Una fotografia scattata dalla Fondazione CIMA, o consultabile nell'Osservatorio Neve e siccità di Lab24, il portale del Sole 24 Ore sviluppato in collaborazione con l'ente di ricerca. Su scala nazionale la situazione non è migliore, considerato che si registra un deficit di neve del 61% rispetto alla media storica 2011/25. E di circa il 23% rispetto allo stesso giorno di un anno fa.

Nell'analisi di Lab24 il ricercatore Cima Francesco Avanzi spiega: «A fine novembre si è chiuso un periodo sufficientemente freddo e nevoso per una prima accelerata sulle Alpi, ma ancora meglio sugli Appennini, dove addirittura eravamo sopra la media. Nella prima metà di dicembre siamo incappati in uno scenario tipico da cambiamento climatico: ha smesso di piovere e nevicare ed è arrivata una ondata di calore. Questo ha bloccato l'evoluzione della stagione di neve. Quindi oggi sulle alpi abbiamo deficit molto intensi. Possiamo individuare tre fasce: sotto i 1.500 metri di altitudine c'è una assenza totale di accumulo. Tra 1.500 e i 2.000 le anomalie sono molto forti rispetto allo storico, -50/60%. Solo sopra i 2.500 la neve tiene, ma comunque in condizioni sotto media mediamente del 30/40%».

E in Trentino nei prossimi giorni la situazione non cambierà: le temperature si abbasseranno un po', ma almeno fino a giovedì 1 gennaio il tempo rimarrà stabile e molto soleggiato.