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TRENTO. In Trentino mancano ancora ordinanze specifiche per fermare le attività nei cantieri durante le giornate caratterizzate da temperature estreme. A sollevare la questione è la Fillea Cgil del Trentino, che torna a chiedere strumenti normativi più stringenti per garantire la sicurezza dei lavoratori esposti al caldo.
Il tema è stato affrontato nel corso di un seminario organizzato dalla Trentino School of Management insieme al Servizio Lavoro della Provincia. Per il segretario generale Giampaolo Mastrogiuseppe, le sole linee guida non sono sufficienti. Secondo il sindacato, ordinanze emanate da Provincia o Comuni permetterebbero alle imprese di sospendere le attività in presenza di condizioni meteorologiche pericolose, accedendo con maggiore certezza alla cassa integrazione e riducendo i rischi per i dipendenti.
La Fillea evidenzia inoltre che, secondo quanto emerso durante l'incontro, nel 2025 ben 18 Regioni italiane hanno adottato provvedimenti specifici contro il rischio calore, mentre il Trentino resta tra i pochi territori a non averlo fatto. In assenza di ordinanze, spiega il sindacato, spetta ai responsabili della sicurezza dimostrare che le condizioni climatiche impediscono il normale svolgimento del lavoro, con possibili difficoltà nell'ottenere il riconoscimento della cig da parte dell'Inps.
Tra le proposte avanzate vi è anche l'utilizzo di strumenti di rilevazione più capillari rispetto alle attuali stazioni di Meteo Trentino, come piccole centraline installabili direttamente nei cantieri. Resta poi aperta la questione della responsabilità dei lavoratori. Per Mastrogiuseppe non può essere il singolo dipendente a dover individuare da solo i segnali di un possibile collasso dovuto al caldo. Il sindacato chiede infine procedure più rapide per le segnalazioni urgenti all'Uopsal e ribadisce la necessità di ordinanze che stabiliscano in modo chiaro quando le attività lavorative debbano essere sospese per motivi di sicurezza.


