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TRENTO. Il buono pasto da 7 euro non è più sufficiente a coprire il costo della pausa pranzo e la Provincia deve intervenire per superare il limite introdotto nel 2012. A rilanciare la richiesta è la Cisl Fp del Trentino, che sollecita Piazza Dante a utilizzare gli strumenti dell’autonomia speciale per riconoscere ai dipendenti pubblici un ticket più adeguato all’aumento dei prezzi.
Il sindacato richiama i dati sui rincari: secondo Federconsumatori, nel 2026 un pasto composto da pasta, acqua, dessert e caffè costa mediamente 16,19 euro, mentre anche la soluzione più economica arriva attorno ai 7 euro. A Trento, secondo i dati Fipe riferiti al 2025, un panino al bar costa in media 5,80 euro, con un aumento del 6% in un anno.
La Cisl Fp chiede inoltre che gli impegni annunciati dalla Provincia per il prossimo appalto diventino concreti, a partire dall'introduzione dei piatti a prezzo convenzionato. Il sindacato annuncia che vigilerà sull'applicazione delle nuove condizioni, ma considera questo intervento soltanto un primo passo.
Altro nodo è la cumulabilità dei buoni pasto, già prevista per le Funzioni Centrali e che la Cisl vuole estendere senza restrizioni agli altri comparti del pubblico impiego trentino, comprese Autonomie locali, Apsp, sanità e fondazioni. Per il segretario provinciale Giuseppe Pallanch occorre andare oltre il modello della «mensa diffusa» e costruire un sistema di welfare più ampio, capace di sostenere concretamente il reddito dei lavoratori.





