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A mezzanotte il bagliore dei fuochi d'artificio ha illuminato il cielo del Brennero. Un botto fragoroso che ha scosso le montagne ancora striate di neve. Dentro la stazione della polizia di frontiera, gli uomini in divisa si guardano in faccia in questa ultima notte di fronte alla sbarra del controllo di confine. «È la prima volta che si vede una cosa del genere quassù al valico», commentano. «È il segno che sta succedendo veramente qualcosa di importante; che per noi le cose stanno proprio per cambiare».
Da ieri, le frontiere tra Italia ed Austria sono aperte alla libera circolazione. Non esistono più controlli e ispezioni di gendarmeria. Non esistono più sbarre di confine. E a rendere solenne l'entrata anche di Italia ed Austria nel Trattato di Schengen ieri mattina è salito al Brennero il Ministro degli Interni Giorgio Napolitano, accompagnato dalle massime cariche delle forze dell'ordine. Con loro è giunto al valico il ministro degli interni austriaco Karl Schlögel, oltre al Capitano del Tirolo Weingartner e – naturalmente - il Landeshauptmann di Bolzano, Luis Durnwalder.
Toni solenni per un'occasione solenne. Non si sono risparmiate profusioni di aggettivi altisonanti distribuiti a volontà, chi per sottolineare l'ingresso pieno in Europa, chi per rivendicare la «riunificazione» delle popolazioni tirolesi. «È un passo avanti nel processo di ricostruzione europea, tale da poter essere considerato sullo stesso piano dell'avvio dell'unione monetaria», ha ricalcato il ministro Napolitano. «È una conquista storica per una più profonda conoscenza e collaborazione reciproca». Dello stesso tenore anche le dichiarazioni del ministro austriaco Schlögel: «Abbiamo lavorato per chiudere le tombe che nel passato erano state aperte. E alla fine, dopo un lungo lavoro ce l’abbiamo fatta. All’inizio del secolo il Tirolo venne diviso, alla fine del secolo, facciamo di tutto perché si possa nuovamente crescere insieme».
A cambiar registro rispetto alla sera precedente di fronte a Schützen e contadini del Bauernbund, è il presidente Durnwalder, che dai toni revanscisti e pantirolesi della nottata, di fronte al ministro punta a più concilianti sottolineature europee. «Un’Europa dove possano convivere culture e popoli», dice. «Un’Europa dove ciascuno possa sentirsi a casa propria».
Il tasto però su cui tutti finiscono per battere è la sicurezza dei Paesi e delle popolazioni. Sia Weingartner che Durnwalder hanno fiutato che nella base popolare Schengen viene percepito come frontiere "bucate", come via libera ai malviventi, come insidia alla sicurezza e alla tranquilla vita quotidiana. E allora non mancano di richiamare alla necessità di potenziare i controlli, di intensificare le azioni di polizia. «L’apertura della frontiera dovrà costituire un impegno per il mantenimento degli standard di sicurezza a tutela dei cittadini di tutta Europa», ripete Weingartner. «Il lavoro delle nostre polizie dovrà continuare per garantire la popolazione dai pericoli della criminalità», aggiunge Durnwalder.
Europa o non Europa, per Durnwalder e Weingartner Schengen significa soprattutto ricongiungere il Tirolo storico. «Il confine che ci separa diviene oggi meno percettibile», ha detto il Capitano del Tirolo. «La frontiera è un simbolo di politica nazionale. Il venir meno della frontiera indebolisce il centralismo e ci rende più vicini».


