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TRENTO. L'imputato, accusato di violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di due anziane, si è sempre detto estraneo agli episodi a lui contestati. Dopo la condanna in primo grado a 6 anni e due mesi, sempre sostenuto dalla famiglia, ha presentato ricorso convinto di veder riconosciuta la propria innocenza: se la tesi della difesa ha convinto la procura generale, che ha chiesto l'assoluzione, la Corte d'appello di Trento ha invece respinto il ricorso confermando la pena valutata dal collegio del tribunale.
La decisione della Corte è stata letta ieri mattina, alla presenza dell'imputato, un 46enne assistente domiciliare che all'epoca dei fatti lavorava per un cooperativa della Valsugana specializzata nell' assistenza agli anziani presso le loro abitazioni, dalla consegna dei pasti alla cura della casa e della persona. La vicenda era emersa nel 2021 quando una collega segnalò che l'operatore domiciliare circa due anni prima aveva commesso atti sessuali nei confronti di due donne anziane, una ottantenne e l'altra con più di 90 anni, durante un servizio presso la loro abitazione. Ha raccontato di atteggiamenti poco professionali, di morbose attenzioni nonché di atti osceni: l'uomo avrebbe mimato un rapporto sessuale, spalmato la crema sul seno di un'anziana in modo lascivo facendo un paragone con la corporatura della sua compagna.
Per la difesa si trattava di parole scherzose; soprattutto - come è stato ribadito nelle udienza dibattimentali e anche nel ricorso in appello - non ci sarebbe mai stata alcuna finalità morbosa nelle azioni dell'operatore, impegnato in mansioni che prevedevano anche la cura e l'igiene personale degli assistiti, molti dei quali allettati, secondo procedure che, tra l'altro, avvenivano sempre alla presenza di un secondo collega.
La difesa aveva portato la testimonianza di persone che erano state in turno con l'imputato e che mai lo avevano visto compiere atti sessuali o avere comportamenti equivoci. In primo grado il pubblico ministero aveva chiesto 13 anni e 6 mesi, considerando l'aggravante dell'incarico di pubblico servizio, mentre il collegio aveva più che dimezzato la pena in 6 anni e 2 mesi, con 5 mila euro di provvisionale a favore di una delle due anziane, rappresentata dall'amministratore di sostegno e costituita parte civile.
È arrivata, dunque, la conferma del giudizio di primo grado da parte della Corte d'appello: all'imputato non rimane che il ricorso in Cassazione.La controversa vicenda - che ha visto la stessa procura generale rivedere le accuse e chiedere l'assoluzione perché il fatto non sussiste - era nata dalla denuncia sporta da una collega che, oltre a raccontare le violenze alle anziane assistite, aveva detto di essere stata lei stessa vittima di una proposta oscena. Aveva anche chiesto un risarcimento. Ma su quell'episodio mancava qualsiasi tipo di certezza: in sede di udienza preliminare l'imputato, difeso dall'avvocato Marco Vernillo, era stato prosciolto dall'accusa di aver molestato la donna che lavorava con lui.
A seguito del procedimento penale, l'uomo aveva perso il lavoro presso la cooperativa ed ora svolge un'altra professione.


