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Un atto dinamitardo è stato perpetrato l’altra notte al mausoleo di Cesare Battisti sul Dos Trento. La deflagrazione di un ordigno esplosivo ha mandato in frantumi il leggìo in legno del libro delle firme, ha spezzato le vetrate del cancello interno di ingresso alla cripta ed ha provocato sul basamento di granito un buco profondo 3 centimetri con un diametro di larghezza di 20 cm. Lo spostamento d'aria in seguito allo scoppio che è stato violentissimo, ha, inoltre, provocato la rottura dei vetri di un vicino chiosco.
Se l'atto dinamitardo ha provocato danni limitati e comunque trascurabili, la sua portata morale e politica è tale da suscitare, come in effetti ha suscitato, la più profonda impressione e sdegno nella cittadinanza e negli ambienti politici trentini. Lo scoppio si è verificato alle 22:26 dell’altra sera. Il boato prodotto dall’esplosione è stato avvertito da numerosi cittadini. Pochi minuti dopo i centralinisti della Questura, dei carabinieri e dei vigili urbani nonché delle redazioni dei giornali venivano assediati da telefonate. Era gente che chiedeva informazioni, giustamente impressionata. In alcune zone più vicine al rione di Piedicastello, la detonazione era stata particolarmente forte, tale da scuotere violentemente i vetri.
Le testimonianze erano tutte concordi nell’indicare come luogo di provenienza dello scoppio le cave dell’Italcementi. Si era pensato, dapprima, ad uno scoppio violento di una volta di mine, benché il fracasso fosse stato notevolmente superiore. La direzione della fabbrica, raggiunta telefonicamente, si mostrava però a sua volta stupita per il fatto. Non solo non erano state fatte brillare le mine, ma nessun turno di operai era occupato a quell’ora nelle cave. Era sembrato anche sulle prime che l’ordigno esplosivo fosse stata una bomba a mano a scoppio ritardato. Invece gli artificieri, sulla base dei frammenti rinvenuti, hanno potuto accertare che si trattava di una carica di tritolo, circa mezzo chilo o poco più, collegata con una miccia e relativo detonatore. Un ordigno piuttosto rudimentale che qualsiasi anche digiuno in materia è capace di confezionare e di far esplodere. Sembra che l’involucro contenente la carica sia stato un sacchetto di tela.
Per tutta la mattinata le indagini sono proseguite meticolose. Tutto è rimasto così come era stato trovato. Alcuni agenti hanno battuto la zona circostante cercando di rilevare qualche impronta o qualche altro segno che denunciassero l’avvenuto passaggio degli ignoti. Nulla.
Gli investigatori sembrano però escludere la supposizione che la via di accesso percorsa dai dinamitardi sia stata la strada vecchia che dà sull’altro versante del “Dos”.


