TRENTO. Ai clienti prometteva di risolvere le questioni legali relative ad incidenti stradali. Quarant'anni, un ufficio aperto in città con la targa che riportava il suo nome, l'uomo sosteneva di essere un professionista del settore, esperto di legge. Forse un po' di giurisprudenza la conosceva, ma sicuramente non è un avvocato: condannato dal tribunale per truffa e per sostituzione di persona (8 mesi di reclusione e 500 euro di multa), è stato assolto in secondo grado.

La Corte d'appello di Trento ha riconosciuto l'insussistenza delle accuse contestate all'imputato, così come sostenuto dalla difesa. Sul caso del "finto avvocato", date le numerose segnalazioni che si erano susseguite nel tempo con l'apertura di diversi filone di indagine, si era mosso anche l'Ordine professionale. Le due vicende contestate, contenute in un unico fascicolo, sono avvenute nella primavera del 2019: il quarantenne, secondo l'accusa, si era fatto consegnare in più tranches oltre 4mila euro per occuparsi di un incidente stradale in cui il cliente era parte lesa, ma anche delle questioni legali legate al ritiro della patente per guida in stato d'ebbrezza e pure per "far archiviare" una contravvenzione al Codice della strada.

Queste erano le promesse fatte dall'imputato, che ad un'altra persona aveva chiesto circa 2mila euro per occuparsi di un ricorso davanti al Commissariato del Governo ed al giudice di pace, per una fantomatica causa civile contro la rivalsa dell'assicurazione per un incidente e per l'incarico di una perizia medico legale per lo stesso evento. Insomma, anche attraverso il linguaggio "tecnico" l'uomo ostentava sicurezza: parlava di fascicoli e di cause, proprio come un avvocato.

Ma la realtà era ben diversa: l'uomo, nato in Veneto e residente nel capoluogo, altro non era che un "patrocinatore stragiudiziale", professione che non richiede una laurea in legge. Se il giudice di primo grado ha proceduto con una condanna, la Corte d'appello ha accolto le argomentazioni difensive formulate dall'avvocato Giuliano Valer. Il legale ha sostenuto che non ci sia stato alcun dolo nella condotta del quarantenne e, soprattutto, che l'uomo non si sia mai presentato come avvocato, bensì come "patrocinatore stragiudiziale", professione disciplinata dalla legge e riconosciuta nell'ambito dell'assistenza e consulenza in materia risarcitoria e stragiudiziale. Mai l'imputato - come evidenziato - avrebbe utilizzato il titolo di avvocato.

«Eventuali equivoci da parte delle persone offese non potevano essere attribuiti a una condotta fraudolenta dell'imputato, semmai alla mancata conoscenza della distinzione tra la figura dell'avvocato e quella del patrocinatore stragiudiziale - ha detto l'avvocato Valer - Eppure bastava osservare con attenzione la documentazione: nei mandati era scritto nero su bianco che, in caso di giudizio, sarebbe stato necessario rivolgersi a un avvocato».