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TRENTO. Responsabilità, equilibrio e consapevolezza. Soprattutto consapevolezza. Lo ha ripetuto più volte ieri il presidente della Provincia, Maurizio Fugatti, all'assemblea di Latte Trento. Consapevolezza di un periodo complesso, difficile, particolare. Con i costi lievitati alle stelle e il futuro del settore zootecnico ora più in pericolo che mai.
Ha cercato di mantenere toni calmi Fugatti, sottolineando la vicinanza della Provincia a quello che è un comparto assolutamente in difficoltà. Ma allevatori e produttori non sono stati altrettanto pacati, manifestando tutta la preoccupazione, l'ansia e anche la rabbia verso un momento veramente complesso. Non tutti hanno incolpato direttamente l'amministrazione, tuttavia altri hanno chiesto alla giunta risposte rapide.
A creare malcontento soprattutto una dichiarazione del presidente Fugatti, che nel proprio discorso ha ribadito come «nei prossimi due o tre mesi verranno forniti altri strumenti e risposte per fronteggiare questo scenario, pur non sapendo cosa succederà e come evolverà in futuro».
Da qui, il panico: «Non resisteremo fino all'autunno in queste condizioni!» hanno sottolineato gli operatori, con qualcuno che ha alzato la voce aggiungendo: «Ci mettiamo passione, dedizione, non possiamo permettere e non accettiamo l'idea che il settore zootecnico possa scomparire! Ci sono giovani che hanno fatto il passaporto per andarsene, se perdiamo le aziende agricole perdiamo il territorio trentino!»
E ancora: «Le banche vogliono i soldi, i fornitori vogliono essere pagati: presidente, a loro cosa rispondiamo? Ci saremmo aspettati delle idee concrete, delle risposte».
Insomma, il termometro che segna la temperatura del settore si sta pericolosamente alzando e il futuro del comparto sembra davvero appeso a un filo. La produzione del latte infatti non si è mai fermata, hanno continuato gli addetti ai lavori, ed ora che i costi si stanno alzando (oltre all'energia, mangime e farina registrano rincari tra i 40 e i 50 euro) sta diventando sempre più difficile rientrare nelle spese. A tratti impossibile.
«Siamo consapevoli della gravità del momento per questo settore - ha spiegato Fugatti, - ecco perché dico di procedere con responsabilità: non vogliamo fare proclami, dare un quadro della situazione diverso da quello che è o credere di sapere come sarà il futuro. La verità è che non ne abbiamo idea. Il governo centrale ha la responsabilità di intervenire ma, nel caso in cui non lo facesse in tempi brevi, assicuriamo che la Provincia si muoverà. Siamo anche consapevoli che se durante il Covid non vi siete mai fermati e, di conseguenza, avete sofferto meno la pandemia, ora rappresentate il comparto che sta subendo di più i rincari in generale. Così come il settore artigiano, anch'esso colpito da questa situazione. Ad oggi abbiamo messo a bilancio tra i 5 e i 6 milioni di euro per il vostro mondo, siamo ben consci di cosa significhi perdere un'attività zootecnica: se un'azienda chiude non riapre più, non possiamo paragonarle ai ristoranti». Il presidente ha poi elencato gli interventi messi in pratica fino a questo momento: un milione e 300 mila euro per il premio benessere per l'alpeggio, l'integrazione del contributo (arrivando fino alla copertura del 100%) per l'analisi del latte, il bando da 600 mila euro per i caseifici, l'obbligo di portare a tavola il 100% di formaggi trentini negli agriturismi, l'attivazione del Tavolo sulla zootecnia, ma anche lo studio svolto in collaborazione con la Fondazione Mach per evidenziare le difficoltà del settore.
Ed in programma ci sono altri progetti, inerenti il sostegno per il benessere animale e la gestione dei rischi legati al latte. «La cosa triste e preoccupante è che spesso si pensa che ciò che sta accadendo sia il peggio che si possa immaginare - ha aggiunto Renato Costa, presidente di Latte Trento. - Prima della guerra abbiamo subito l'aumento delle materie prime, poi la crisi energetica che per noi significa pagare di più tre volte: casa, stalla e caseificio. Questi primi quattro mesi sono stati fortemente danneggiati da ciò che è accaduto nelle ultime settimane, ma il nostro settore ha comunque sempre lavorato. Nonostante tutto, il bilancio annuale è positivo».


